Napoli, ignora l’alt. Carabiniere uccide 17enne. Folla distrugge auto polizia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 settembre 2014 9:35 | Ultimo aggiornamento: 6 settembre 2014 8:31

NAPOLI – Tre ragazzi su uno scooter a Napoli, nel popolare rione Traiano. Due carabinieri intimano l’alt, ma loro non si fermano. Inizia l’inseguimento, che finisce con il motorino che cade in un’aiuola, i tre che tentano la fuga, un colpo che parte dalla pistola di uno dei militari e uno dei tre ragazzi, un giovane di 17 anni, Davide Bifolco, che muore.

E la protesta, nel quartiere, divampa. Gli abitanti hanno preso di mira alcune auto della polizia: una è stata danneggiata, un’altra completamente distrutta.

Secondo quanto accertato dai carabinieri, alla guida dello scooter c’era Salvatore Triunfo, 18 anni con precedenti per furto e danneggiamento.

Giovedì notte i tre ragazzi erano stati notati dai carabinieri durante uno dei normali controlli sul territorio. Secondo i militari avevano un “fare sospetto”, così sono stati fermati. O meglio, i carabinieri hanno provato a fermarli, ma loro, di fronte all’alt, sono andati dritti.

I militari sono saliti a bordo della loro auto e li hanno inseguiti, fino a quando in via Cinthia il conducente dello scooter è finito contro un’aiuola e ha perso il controllo del mezzo.

Uno dei tre fuggitivi si è subito rialzato ed è corso via, mentre gli altri due venivano rincorsi da un carabiniere che, sembra per sbaglio, ha fatto partire un colpo dalla pistola d’ordinanza. Un colpo che ha raggiunto uno dei due ragazzi, un giovane di 17 anni. E’ stato portato in ospedale, al San Paolo, ma lì è morto.

Il carabiniere che ha sparato è nel frattempo finito sotto inchiesta. L’accusa nei suoi confronti potrebbe essere quella di omicidio colposo.

IL FRATELLO: “DAVIDE IN FUGA PERCHE’ SENZA ASSICURAZIONE” –  “Mio fratello è stato colpito al cuore. E dopo, quando lui era a terra, i carabinieri hanno anche avuto il coraggio di ammanettarlo e di mettergli la testa nella terra. Aveva la polvere in bocca, mio fratello”: è quanto ha detto Tommaso Bifolco, fratello di Davide.

“Davide non si è fermato all’alt dei militari perché guidava uno scooter non suo, non era assicurato e non aveva il patentino. La mia famiglia non aveva soldi per comprare un motorino a Davide. Forse si è spaventato, forse voleva evitare il sequestro del mezzo e per questo non si è fermato davanti alle forze dell’ordine”.

“Io mi vergogno di essere un italiano. Ora lo Stato, chi ci chiederà scusa per quello che è successo? Mio fratello era un ragazzo d’oro, mai droga, mai rapine, mai nulla. Non voleva proseguire gli studi e io lo stavo convincendo a fare il mio stesso lavoro, l’ascensorista. Stava facendo solo un giro nel quartiere con il suo motorino, e per questo a Napoli si deve essere uccisi? Qui di morti ne vediamo tanti ma stanotte un intero rione è sceso in strada e sapete perché? Perché non è stato ucciso un camorrista ma un ragazzo innocente”.

LA DISPERAZIONE DELLA MADRE DI DAVIDE – “Quando gli ha sparato non l’ha visto in faccia? Quel carabiniere non ha visto che Davide era un bambino?”. La signora Flora non fa che piangere. Racconta gli ultimi istanti di vita del figlio, che la notte scorsa è stato ucciso da un carabiniere nel corso di un inseguimento.

“Ieri sera è venuto da me, aveva freddo e mi ha chiesto un cappellino, mi ha detto: ‘Mamma, faccio l’ultimo giro col motorino e torno a casa’. Poi, mi sono venuti a chiamare, volevano i documenti. Sono scesa in strada e ho visto Davide a terra. Ho cercato di muoverlo, l’ho preso per il braccio, ma non si muoveva più. Era già morto. Ora, se ha il coraggio, quel carabiniere deve uccidere anche me, perché mi ha ucciso mio figlio”.

(Foto Ansa)