Napoli, il padre di Ugo Russo: “E’ stata un’esecuzione”. Il carabiniere: “Ho solo difeso me e la mia fidanzata”

di redazione Blitz
Pubblicato il 2 Marzo 2020 9:52 | Ultimo aggiornamento: 2 Marzo 2020 9:52
Napoli, il padre di Ugo Russo: "E' stata un'esecuzione". Il carabiniere: "Ho solo difeso me e la mia fidanzata"

Napoli, il padre di Ugo Russo: “E’ stata un’esecuzione” (Foto Ansa)

NAPOLI  –  “Gli ha sparato al petto, un proiettile di grosso calibro, che lo ha sbalzato di tre-quattro metri, poi, quando era a terra, gli ha sparato ancora, alla testa. E’ stata un’esecuzione da parte di qualcuno che si credeva Rambo”: sono le parole di Vincenzo Russo, padre di Ugo Russo, il ragazzo di 16 anni ucciso da un carabiniere in borghese al quale voleva rapinare il Rolex a Napoli nella notte tra sabato e domenica primo marzo. Mentre il carabiniere, 23 anni, ora indagato per eccesso colposo di legittima difesa, dice di essersi difeso: “Ho sparato per proteggere me e la mia fidanzata da una pistola alla tempia”. 

Vincenzo Russo, 39 anni, ha dato all’Ansa la propria versione dei fatti, in base a quello che ha visto in ospedale ed alle testimonianze degli amici di Ugo. “Credo che Ugo fosse seduto dietro in motorino. Il carabiniere gli ha sparato da vicino, lo ha preso in petto. Lui è caduto a terra ed il carabiniere gli ha sparato alla testa. Poi ha sparato altri tre colpi al ragazzo che era con Ugo, senza colpirlo”.

“Non so se fosse ancora vivo quando è arrivato in ospedale – continua Vincenzo Russo – . E’ rimasto a terra quasi un’ora. In ospedale i medici mi hanno detto che dalla testa era uscita materia cerebrale, allora ho capito che non c’era niente da fare. Ugo era bendato, ma i ragazzi che erano in ospedale mi hanno detto che gli tamponavano il sangue che usciva da dietro la testa”.

Adesso Vincenzo Russo chiede di poter vedere le immagini delle telecamere di videosorveglianza in via Generale Orsini: “Per me non è stata un reazione ad una rapina, è stata un’esecuzione da parte di qualcuno che forse credeva di essere Rambo”.

Ben diversa la versione del carabiniere, che a Repubblica ha detto: “Stavo parcheggiando quando mi sono ritrovato con un’arma alla tempia. Sembrava una pistola a tutti gli effetti. E così ho reagito per difendere non solo me ma anche la mia fidanzata. Non ho mai fatto male a nessuno in vita mia. Questa divisa la porto per difendere gli altri, ma come posso immaginare di non reagire se vedo una pistola a un centimetro dalla mia testa?”. (Fonti: Ansa, la Repubblica)