Nardodipace, sindaco Romano Loielo arrestato nel comune più povero d’Italia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Febbraio 2015 12:29 | Ultimo aggiornamento: 3 Febbraio 2015 12:29
Nardodipace, sindaco Romano Loielo arrestato nel comune più povero d'Italia

Nardodipace, sindaco Romano Loielo arrestato nel comune più povero d’Italia

VIBO VALENTIA – Romano Loielo, sindaco del Comune più povero d’Italia Nardodipace, è stato arrestato la mattina del 3 febbraio. Loielo è accusato di truffa aggravata per appropriazione di fondi pubblici.

Oltre a Loielo il gip del tribunale di Vibo Valentia ha disposto gli arresti domiciliari per altre 3 persone, tra cui Romolo Tassone, figlio del boss della ‘ndragheta Rocco Bruno. Altre 12 persone invece coinvolte nell’inchiesta invece hanno ricevuto la notifica per l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, tra cui la moglie di Loielo, Claudia Ienco, e l’assessore comunale Maurizio Maiolo e la moglie Marinella Iacopetta.

Gli altri due indagati agli arresti domiciliari insieme a Loielo e Tassone sono due imprenditori accusati di truffa aggravata per non avere utilizzato per gli scopi cui erano destinati i finanziamenti pubblici che avevano ricevuto.

Loielo, 43 anni, è stato eletto sindaco a Nardodipace,centro di 1.200 abitanti nelle Serre vibonesi noto per essere il “comune più povero d’Italia”, perché suoi abitanti cioè hanno il reddito pro capite più basso del Paese.

La mattina del 3 febbraio i carabinieri hanno notificato i provvedimenti emessi dal Gip del Tribunale di Vibo Valentia su richiesta della Procura della Repubblica, che ha condotto l’inchiesta sfociata negli arresti sotto le direttive del Procuratore Mario Spagnuolo.

Le accuse sono di truffa aggravata ai danni dell’Unione europea, dello Stato e della Regione Calabria: gli indagati si sarebbero appropriati di 100mila euro di fondi europei e pubblici finalizzati all’organizzazione di corsi di formazione per la creazione di posti di lavoro.

Loielo, eletto nel 2013, era stato dichiarato incandidabile nel 2012, dopo che il Comune di cui era sindaco era stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Il sindaco aveva però presentato ricorso alla Corte d’appello di Catanzaro, che lo aveva accolto, consentendogli così di ricandidarsi e di essere rieletto nella tornata amministrativa del 2013.