Natale falso obiettivo. Bisogna evitare la terza ondata e riaprire le scuole

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 Novembre 2020 10:16 | Ultimo aggiornamento: 16 Novembre 2020 14:05
Natale 2020 falso obiettivo. Bisogna evitare la terza ondata e riaprire le scuole

Natale falso obiettivo. Bisogna evitare la terza ondata e riaprire le scuole (Foto d’archivio Ansa)

Natale è un falso obiettivo: l’Italia deve pensare a riaprire le scuole e evitare la terza ondata. Parola di Speranza e Miozzo del Cts.

Che si può fare a Natale? Quante persone possono cenare insieme il 24 e pranzare insieme il 25 dicembre? Tutti se lo chiedono ma Natale (per ora) è un falso obiettivo. Su questo punto concordano il ministro Speranza e il Comitato Tecnico Scientifico (per bocca di Miozzo). 

Il problema, semmai, è quello di contenere la temutissima terza ondata (a gennaio/febbraio 2021, con il picco influenzale). E quello di riaprire le scuole il prima possibile. Perché la stragrande maggioranza d’Italia non è pronta alla didattica a distanza. E perché non possiamo sacrificare il futuro del Paese con la solita scusa della “scuola che non produce Pil”.

Speranza: “Parlare di Natale è lunare”

“Resto molto prudente, ma i nostri esperti del Cts ci dicono che la curva dei contagi si va stabilizzando. È ancora presto per dirlo, ma ci sono valide ragioni per credere che le ultime misure comincino a dare qualche risultato”. Così il ministro della Salute, Roberto Speranza, su ‘La Stampa’, avvertendo che “i prossimi 7-10 giorni saranno decisivi”.

A proposito degli scontri che in alcuni casi sono stati anche duri con le Regioni, dichiara: “Tutti si lamentano, il giorno dopo”, ma “i passaggi da una zona all’altra sono una forma di tutela della salute dei cittadini e non una pagella politica per i presidenti di regione”. “Oggi la situazione è diversa da marzo – rileva – allora non avevamo le mascherine, non avevamo le terapie intensive, non avevamo protocolli farmacologici. Oggi siamo in difficoltà, su qualche fronte siamo anche in ritardo, ma non combattiamo a mani nude come sette mesi fa”.

“Negli ultimi mesi abbiamo avuto il cosiddetto aumento esponenziale di terapie intensive: un giorno 20 ricoveri, il giorno dopo 40, quello dopo ancora 80, e poi 120, e così via. A questi ritmi è chiaro che il sistema non regge – mette in evidenza – ma se guardiamo alla media mobile dell’ultima settimana ci siamo assestati intorno a quota 100. Se ci stabilizziamo su questi livelli anche la settimana prossima, abbiamo fondate ragioni per ritenere che siamo arrivati al cosiddetto ‘plateau’, che equivale poi a un indice Rt uguale a 1. Vuol dire che per ogni nuovo contagiato che entra in intensiva un altro ne esce. Il nostro auspicio è che nella settimana ancora successiva, grazie alle ultime ordinanze sull’allargamento della zona rossa, l’indice possa scendere sotto 1”.

Quanto al vaccino, Speranza osserva: “All’inizio avremo solo una quota minima di dosi” per “1,7 milioni di persone, tra personale medico-sanitario e Rsa. La prima giornata di vaccinazioni prevedo si possa organizzare tra la terza e la quarta settimana di gennaio. Per le vere vaccinazioni di massa dovremo aspettare il secondo semestre del 2021”. Mentre per le Feste di Natale “la mia testa è concentrata su quello che accadrà alla fine della prossima settimana; su questo che ci giochiamo tutto, non sul cenone del 24 dicembre. Questa, per me, è davvero una discussione lunare”.

Natale falso obiettivo. Miozzo (Cts): “Pensiamo a riaprire le scuole”

“Abbiamo davanti una maratona che non si concluderà il 25 dicembre, ma molto più avanti. Se tutti insieme spegnessimo un po’ le luci delle aspettative, saremmo di grande aiuto al sistema e a quanti sperano di far ripartire la vita economica e sociale del Paese per quella data.

Se saremo rigorosi con noi stessi saremo di grande aiuto per eliminare al più presto i limiti alle nostre libertà. C’è però un’emergenza che dobbiamo affrontare subito ed è quella delle scuole. Molti politici hanno scelto di sacrificare la scuola come segnale di efficiente reazione in risposta all’emergenza”. Così il coordinatore del Comitato tecnico scientifico (Cts) Agostino Miozzo su Il Corriere della sera, dove fa presente che le nuove misure “sembra stiano dando qualche risultato”.

“Per la stragrande maggioranza dei bambini, i vantaggi di tornare in classe superano di gran lunga il basso rischio di ammalarsi di coronavirus e le scuole possono intervenire per ridurre ulteriormente i rischi – osserva – la scuola è comunque un ambiente protetto, controllato, dove insegnanti e personale obbligano i ragazzi al rispetto di severe regole comportamentali”. La didattica a distanza è “uno strumento di eccezionale utilità da utilizzare in situazioni di vera emergenza e soprattutto per periodi limitati”.

Oltre a quelli affezionati alla movida, “chiediamoci anche quanti sono i giovani che da settimane o mesi non escono più di casa, rifugiati nel buio della loro stanza davanti ad uno schermo del pc per ore ed ore, vittime di quella ormai famosa ‘sindrome della capanna’ che genera paure, ansie, insonnie e tante altre patologie della mente. Fra qualche tempo, ad emergenza Covid superata, vedremo i disastri provocati”. (Fonti: La Stampa e Il Corriere della Sera)