Natalie e la casa di via Gradoli che cambia nome dopo l’arrivo dei trans

Pubblicato il 22 maggio 2010 15:41 | Ultimo aggiornamento: 22 maggio 2010 15:41
natalie

Natalie

Prosegue il mistero sulle case di via Gradoli, covo di brigatisti e teatro di imbarazzanti incontri per i trans e i loro clienti. Secondo quanto rivela un articolo pubblicato sulle pagine del Corriere della Sera m sarebbero comparsi, infatti, documenti sorprendenti: visure, atti di proprietà, schede societarie.

Tutto materiale che – a dieci mesi dall’irruzione dei carabinieri ricattatori, durante un incontro clandestino di cui fu protagonista l’allora governatore del Lazio – fornisce informazioni aggiuntive sul «caso Marrazzo».

Ci si chiede dunque quale sia la proprietà dell’appartamento in uso a Natalie, al secolo Josè Alexander Vidal Silva, e chi abbia firmato il contratto di locazione. Dall’esame incrociato della certificazione regolarmente depositata presso la Camera di commercio e presso l’Agenzia delle entrate («il contratto è regolarissimo, ho il permesso di soggiorno io!» ha dichiarato Natalie) che emerge una prima sorpresa.

L’inchiesta ricostruisce dunque la situazione prima e dopo l’esplosione dell’affaire Marrazzo. La prima istantanea riguarda i giorni successivi alla scoperta del videoricatto, ottobre-novembre 2009. All’epoca l’appartamento di neanche 40 metri di Natalie appartiene alla «Todini & Cuomo consulting srl» , i cui quattro soci, in città, sono Alberto Todini, sindaco effettivo di «Roma entrate», la spa controllata al 100% dal Comune per la gestione di tutti i tributi, e Giannantonio Cuomo, sindaco supplente di «Zetema», l’azienda capitolina specializzata in eventi culturali, mostre e restauro. Entrambi commercialisti, sia Todini sia Cuomo sono stati nominati poco più di un anno prima, rispettivamente il 5 agosto e il 3 luglio 2008. Stesso periodo in cui i carabinieri della compagnia Trionfale avevano iniziato a stilare relazioni di servizio sulle frequentazioni del governatore.

Gli altri soci sono due avvocati: uno è Bruno Agresti, 41 anni, candidato della lista «Il popolo della vita per Alemanno», che nelle elezioni del 2008 appoggiò l’attuale sindaco; l’altro è Luca Laudadio, suo coetaneo e collega nel medesimo studio legale di via Belli, in Prati.

A due mesi dal momento in cui Natalie, Brenda, China e le altre giungono alla ribalta della cronaca la «Todini & Cuomo», con atto depositato il 23 dicembre, cambia denominazione e quote sociali. La srl mantiene insegna e oggetto sociale (fornitura di sedi e personale a enti e soggetti privati, nonché gestione di convegni e progetti informatici, con facoltà di compiere operazioni immobiliari) ma, all’esterno, si presenta con una sigla anonima: la «T.L.F.», trasferita in via Peltechian.

Cambiano anche i proprietari. Escono sia l’avvocato Agresti sia il suo amico Laudadio, le cui quote, per un totale di 208 euro, vengono rilevate da Andrea Cavalieri, professionista quarantenne di Ladispoli. Restano invece al comando Todini e Cuomo, che però cedono la carica di amministratore unico a Giustino Alessandroni, imprenditore di 48 anni.

Quest’ultimo, ha preso però le dovute distanze dal bilocale da cui la «T.L.F.» trae il suo guadagno. «Noi con i trans, ovviamente, non c’entriamo! La nostra società aveva comprato l’appartamento ai fini di investimento e ora rischia gravi danni d’immagine», ha dichiarato.