Naufragio migranti, avviata operazione per recuperare i 700 cadaveri di aprile

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 Giugno 2015 19:32 | Ultimo aggiornamento: 29 Giugno 2015 19:32
Naufragio migranti, avviata operazione per recuperare i 700 cadaveri di aprile

Naufragio migranti, avviata operazione per recuperare i 700 cadaveri di aprile

ROMA – I 700 corpi dei migranti morti nel naufragio dello scorso 18 aprile saranno recuperati dal canale di Sicilia. L’operazione di recupero sono state avviate il 29 giugno dalla Marina Militare italiana su indicazione della presidenza del Consiglio.

L’operazione, fanno sapere i militari, sarà complessa, visto che i cadaveri sono adagiati a circa 370 metri di profondità. Non a caso la Marina opererà con 3 unità navali, vale a dire il cacciamine Gaeta, la nave da ricerca costiera Leonardo e la Gorgona, che fungerà da supporto. Ma per il recupero vero e proprio si farà affidamento a veicoli a comando remoto, in dotazione al Gruppo Operativo Subacquei di Comsubin.

L’avvio delle operazioni riporterà così alla luce i corpi delle centinaia di persone che nella notte del naufragio hanno perso la vita a circa 100 chilometri dalla costa libica e a 200 da Lampedusa. Erano a bordo di un peschereccio di nazionalità eritrea lungo oltre 20 metri, all’interno del quale erano state stipate – a quanto hanno riferito i 28 superstiti – circa 900 persone.

Difficili da subito le ricerche, condotte in una fase iniziale dalla nave portoghese King Jacob, ‘invitata’ a portare soccorso al peschereccio in difficoltà dal Comando italiano delle capitanerie di porto. Ma il dramma – a quanto pare, visto che la dinamica dell’inabissamento non è ancora del tutto chiara – sarebbe avvenuto nel momento in cui l’imbarcazione portoghese si avvicinava al peschereccio dei migranti.

Questi, secondo più di una testimonianza, all’approssimarsi della King Jacob si sarebbero spostati all’improvviso su un lato, provocando il capovolgimento dell’imbarcazione. Ma secondo un’altra tesi l’affondamento della barca dei migranti sarebbe stata provocata da un’onda di ampie dimensioni provocata dalla forte velocità con cui stava arrivando la King Jacob.

Diverso il punto di vista della Procura della Repubblica di Catania, secondo la quale l’inabissamento sarebbe stato provocato da una serie di manovre sbagliate fatte da chi gestiva l’imbarcazione dei migranti, che sarebbero anche alla base della collisione con il mercantile che stava accorrendo. Il resto è noto alle cronache: i cadaveri recuperati dal mare sono stati in tutto 24 e la Polizia ha arrestato, poco ore dopo la tragedia, due giovani identificati come scafisti dalla Polizia, e cioè il tunisino Mohammed Ali Malek, di 27 anni, e il siriano Mahmud Bikhit, di 25 anni.

Ora non resta che attendere la conclusione delle operazioni di recupero della Marina Militare, se non altro per dare sepoltura a un numero ancora imprecisato di cadaveri. Secondo molte testimonianze infatti, lì sotto, a 370 metri di profondità, potrebbero essere addirittura 900 i corpi da riportare alla luce, facendo così del naufragio del 18 aprile una delle pagine più nere degli ultimi anni nel luttuoso capitolo dei morti della speranza.