‘Ndrangheta, arrestato latitante Pietro Raso: si nascondeva in un albergo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 novembre 2018 16:33 | Ultimo aggiornamento: 2 novembre 2018 17:13

‘Ndrangheta, arrestato latitante Pietro Raso: si nascondeva in un albergo

REGGIO CALABRIA – Il latitante Pietro Raso è stato arrestato dai carabinieri la mattina del 2 novembre a Sant’Eufemia d’Aspromonte. Il latitante di ‘ndrangheta, 29 anni e originario di Rosarno, si nascondeva in un albergo da almeno una settimana.

Raso, considerato un esponente di rilievo della cosca “Cacciola-Grasso” di Rosarno, si era sottratto al fermo disposto nei suoi confronti il 9 luglio scorso dalla Dda di Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione “Ares” con l’accusa di associazione per delinquere di tipo mafioso e traffico internazionale di droga. 

Pietro Raso, nel momento in cui è stato bloccato dai carabinieri, stava incontrando la moglie e la figlia di sette anni nella dependance dell’albergo che aveva preso in affitto. Il latitante, secondo quanto si è appreso, non era stato inserito nel registro dell’albergo, per motivi su cui i carabinieri stanno svolgendo adesso accertamenti, e non aveva documenti d’identità.   

All’uomo la Dda di Reggio Calabria, diretta da Giovanni Bombardieri, contesta anche il porto e la detenzione illegali di armi comuni e da guerra, reato aggravato da modalità mafiose o perché funzionali ad agevolare il sodalizio mafioso. Le indagini dei militari, con il coordinamento del Procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Gaetano Calogero Paci, e del sostituto procuratore Adriana Sciglio, hanno consentito di accertare come Raso avesse assunto un ruolo centrale nelle dinamiche criminali della cosca “Cacciola-Grasso”, nel cui ambito era uno tra gli affiliati più affidabili e fedeli, per conto della quale, secondo quanto riferiscono i carabinieri, custodiva le armi e curava la gestione dei carichi di cocaina importati dal Sudamerica. 

L’arresto del latitante è giunto a conclusione di un’attività info-investigativa avviata all’indomani dell’operazione “Ares” che aveva portato al fermo di 32 persone accusate di essere elementi di spicco delle cosche “Cacciola” e “Cacciola-Grasso”, entrambe attive a Rosarno. Il 2 agosto successivo era stata poi eseguita un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti delle stesse persone fermate e di altri sette elementi. 

Le ricerche avviate dopo l’operazione hanno consentito d’individuare una dépendance di pertinenza di una struttura ricettiva in contrada “Petrulli” di Sant’Eufemia d’Aspromonte, quale possibile rifugio del latitante. I prolungati servizi di osservazione del sito hanno consentito ai carabinieri di effettuare un intervento nelle prime ore di stamattina, sorprendendo Pietro Raso mentre era insieme alla moglie ed alla figlia. Nel corso della perquisizione effettuata nel rifugio del latitante sono stati trovati numerosi viveri.