‘Ndrangheta, Giuseppe Pelle arrestato nella notte. Era latitante da 2 anni

di redazione Blitz
Pubblicato il 6 aprile 2018 9:48 | Ultimo aggiornamento: 6 aprile 2018 10:03
'Ndrangheta, il boss Giuseppe Pelle arrestato nella notte. Era latitante da 2 anni

‘Ndrangheta, il boss Giuseppe Pelle arrestato nella notte. Era latitante da 2 anni

REGGIO CALABRIA – Arrestato nella notte a Condofuri (Reggio Calabria), il preunto boss della ‘ndrangheta Giuseppe Pelle. 

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Pelle, considerato capo strategico e membro dei vertici dell’organizzazione calabrese, è il figlio di ‘Ntoni Pelle Gambazza. Era latitante da due anni e viveva nascosto in una abitazione isolata in una zona impervia alle porte del paese: non vi era alcuna strada per accedervi e la casa era posizionata nei pressi del greto di un torrente.

Al blitz nelle campagne calabresi hanno partecipato una cinquantina di uomini della squadra mobile di Reggio Calabria e del Servizio centrale operativo della Polizia, coordinati dalla Dda reggina.

Quando è scattato il blitz, all’interno della casa c’erano oltre al boss altre persone, le cui posizioni sono ora al vaglio degli inquirenti. Nessuno di loro ha opposto resistenza. Scrive l’Ansa che Pelle, 58 anni e latitante dal 2016, è considerato dagli inquirenti elemento di spicco delle cosche di San Luca e facente parte della Provincia, uno degli organi di vertice della ‘Ndrangheta.

L’uomo, scrive l’Ansa, appartiene alla potente famiglia dei “Gambazza” di San Luca, un tempo guidata dal padre Antonio Pelle, elemento di vertice della ‘ndrangheta fino alla sua morte, avvenuta nel 2009. Pelle, continua l’Ansa, sarebbe legato anche alla famiglia Barbaro di Platì guidata da Francesco Barbaro (ora all’ergastolo), detto u castanu, per averne sposato la figlia Marianna.

Giuseppe Pelle deve scontare una pena residua definitiva di 2 anni, 5 mesi e 20 giorni di reclusione per associazione mafiosa e tentata estorsione. Nel 2017, mentre era già latitante, nei suoi confronti è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’inchiesta denominata “Mandamento Ionico”, coordinata dalla Dda di Reggio Calabria, per tentata estorsione e illecita concorrenza, aggravate dal metodo mafioso.

In particolare è accusato di avere tentato di accaparrarsi i proventi derivanti dall’esecuzione di lavori pubblici in alcuni comuni della Locride tra i quali Siderno, Palizzi, Condofuri e Natile di Careri.

Un “arresto particolarmente importante”, ha commentato il procuratore facente funzioni di Reggio Calabria Gaetano Paci. “L’azione incessante dello Stato contro la ‘ndrangheta non si arresta, su nessun livello – ha aggiunto – I latitanti sono coloro che occupano il territorio e la loro ricerca è fondamentale per liberare proprio il territorio”.

“Nel caso specifico – ha concluso  – è un arresto particolarmente importante perché Pelle faceva parte del livello che prendeva le decisioni strategiche della ‘ndrangheta unitaria e da latitante continuava a svolgere questo ruolo. L’azione dello Stato, poi, si articola su tutti i fronti, da quello economico alle infiltrazioni negli apparati. L’azione della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria contro la ‘ndrangheta è a 360 gradi”.