Ndrangheta. “Cosche fuori dalla processione dell’Affruntata” a Vibo Valentia

Pubblicato il 10 Aprile 2011 20:42 | Ultimo aggiornamento: 10 Aprile 2011 20:43

VIBO VALENTIA – Lo scorso anno fu rinviata di una settimana perche’ le cosche non esitarono a sparare contro l’abitazione del priore della confraternita che voleva tenere fuori la ‘ndrangheta dalla processione dell’Affruntata. Adesso ci riprovano, intimidendo i giovani che si sono offerti di portare le sacre immagini.

Contro questo nuovo tentativo di infiltrazione, però è sceso in campo direttamente il prefetto di Vibo Valentia, Luisa Latella, che ha lanciato un aut-aut chiarissimo: o tutto si svolgerà all’insegna della legalità o a sfilare con le statue in spalle saranno carabinieri, poliziotti, finanzieri e vigili del fuoco.

A provocare il deciso intervento del Prefetto, che domani riunirà il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, sono state alcune intimidazioni compiute negli ultimi giorni ai danni del presidente e dell’allenatore della locale squadra di calcio. Al primo sono stati inviati dei proiettili accompagnati dalla frase ”lascia stare l’Affruntata”, mentre al secondo sono stati tagliati i pneumatici di un furgone. Perché ciò sia avvenuto è presto detto. Quest’anno avrebbero dovuto essere proprio i ragazzi della squadra di calcio a portare le statue. L’Affruntata è una delle cerimonie pasquali più sentite dai calabresi. Ed è anche per questo che a Sant’Onofrio, comune del Vibonese, anche pregiudicati ed affiliati la vogliono sfruttare per dare una dimostrazione tangibile del loro potere e della loro forza, mostrandosi a tutto il paese mentre portano le statue raffiguranti Maria Addolorata, Gesù e San Giovanni che simboleggiano l’incontro dopo la resurrezione di Cristo.

Una ”usanza” quella della criminalità, andata avanti sino all’anno scorso, quando il priore della confraternita che organizza la manifestazione, d’intesa col il vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, mons. Luigi Renzo, disse ”basta”. Subito ignoti spararono due colpi di pistola contro il cancello della sua abitazione e la manifestazione si celebro’ con una settimana di ritardo alla presenza delle forze dell’ordine. Memore di quella esperienza, mons. Renzo ha giocato d’anticipo, ed una decina di giorni fa aveva inviato una notificazione ufficiale ai suoi sacerdoti esortandoli a ”essere più coraggiosi e uniti” e proponendo un ”un suggerimento pratico di rottura” che si concretizzava con l’affidamento ”ai giovani che frequentano la parrocchia, e sono veramente impegnati in un cammino di fede, l’opportunita’ di portare le statue e di renderli protagonisti anche nell’organizzazione”.