La ‘ndrangheta temeva il pm Ilda Boccassini: “Quella è una tigre”

Pubblicato il 14 luglio 2010 11:09 | Ultimo aggiornamento: 14 luglio 2010 11:09

La rete di boss e uomini forti che guidava la ‘ndrangheta, fino alla maxi operazione di ieri, aveva timore di poche cose. Faceva affari, corrompeva spie in Tribunale per avere dettagli sulle indagini “pericolose”. Aveva giusto qualche reticenza davanti alle microspie, ma più di tutto temeva una donna, un pubblico ministero: Ilda Boccassini.

Quando la fonte in procura svela che una parte dell’indagine è svolta proprio dalla Boccassini, un boss, intercettato, dice: “Quella è una tigre, io la vedo in televisione delle volte…”. La fonte incalza: “Davanti a cose di questo tipo uno deve stare con gli occhi aperti a 360 gradi. Questa è una che non si ferma davanti a niente”.

Ilda Boccassini è in effetti una che si potrebbe definire “tosta”. Da sempre si occupa di indagare su mafia e criminalità organizzata. La sua prima inchiesta di rilievo nazionale, per la procura di Milano, si chiama “Duomo Connection” e riguarda l’infiltrazione della mafia al Nord. Negli anni Novanta si trasferisce a Caltanissetta per indagare sulla morte di Falcone e Borsellino. Ma la sua notorietà arriva nel 1994, durante le inchieste milanesi su Tangentopoli: in particolare segue il filone dell’inchiesta che riguarda Silvio Berlusconi e Cesare Previti.