Ndrangheta: Maria Concetta Cacciola, ingannata e uccisa dal clan dei parenti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Maggio 2015 11:59 | Ultimo aggiornamento: 4 Maggio 2015 11:59
Ndrangheta: Maria Concetta Cacciola, ingannata e uccisa dal clan dei parenti

Ndrangheta: Maria Concetta Cacciola, ingannata e uccisa dal clan dei parenti

ROMA – “Lo so come vanno queste cose nella mia famiglia”. Maria Concetta Cacciola sapeva di dover morire. Calabrese, proveniente da una famiglia di ‘ndrangheta, era nel programma di protezione dei pentiti di mafia, al Nord. Ma i suoi tre figli erano rimasti al Sud, dai nonni, e lei non ha saputo resistere al richiamo dei suoi bambini. Si è prima pentita davanti ai magistrati, poi ha creduto al perdono della famiglia, ed è tornata in Calabria. Qualche giorno dopo però è morta: un apparente suicidio per ingestione di acido muriatico.

Ma le intercettazioni ricostruiscono bel altro scenario. Sono le telefonate tra Maria Concetta, 31 anni, e l’amica Emanuela.

“Io vorrei tornare a casa per i miei figli, perché i figli non me li mandano — diceva all’amica Emanuela —… I miei non me li hanno mandati, i figli, perché loro hanno capito che se mi mandano i figli… è finita, no?! Non ritorno più… Non mi sento pronta, mi spavento a ritornare”. I figli non glieli mandavano al Nord, li tenevano con loro per avere una continua arma di ricatto. La sua famiglia la aspettava in modo che lei ritrattasse, avevano già l’avvocato pronto (finito poi indagato).

Il pentimento di Maria Concetta inizia nel 2011.

“L’ascoltammo con la collega Alessandra Cereti — ha raccontato il pm Musarò all’Antimafia —, nel primo verbale parlò di una serie di omicidi, e ci rendemmo conto che era attendibile; lei era terrorizzata”. A maggio fu inserita nel programma di protezione, poi però tornò in contatto con i familiari per via dei figli, di 16, 12 e 7 anni, che erano rimasti al sud. Maria Concetta riferisce all’amica le telefonate coi genitori.

“Mi ha detto che mi perdonano, che basta che ritorno a casa e per loro sono perdonata… Mio padre mi ha detto “vieni a casa, che ti giuro che non ti tocca nessuno”… Però io ti dico la verità… io un poco mi spavento. Tu lo sai che questi fatti non te li perdonano, no?… La verità… Loro lo fanno apposta per farmi tornare, hai capito?… Dice “così ritratti tutte cose, quello che hai detto e quello che non hai detto”, capito?… Dice “tu te la vedi con l’avvocato”, dice “mettiamo l’avvocato, ti togli tutte queste cose”…Questo è quello che mi spaventa, Emanuela. Le sappiamo queste cose come vanno nelle famiglia nostre, no?! Almeno nella mia famiglia. Ti dicono che ti perdonano però che so, nel cuore… Già l’onore non lo perdonano, questa cosa poi gli è caduta più del fuoco e della fiamma…”.

Alla fine Maria Concetta cede. Si mette d’accordo per tornare al Sud e ritrattare davanti all’avvocato, in cambio avrebbe riabbracciato i bambini. Poi la sua intenzione era tornare al Nord e rinnegare tutto. Ma è morta pochi giorni dopo l’arrivo in Calabria.

“Tu dici “la garanzia mia, della mia vita, dov’è?””. La risposta di Maria Concetta confermò i dubbi che l’attanagliavano: “E la vita mia poi dov’è?… Emanuela se eri tu cosa facevi? Ti facevi ammazzare?… Penso io: “e chi me lo fa fare a ritornare, poi so se vivo un anno, un altro anno e mezzo”…”. Il massimo che si concedeva di tempo prima della vendetta. E’ morta pochi giorni dopo. La procura però adesso indaga per omicidio.