‘Ndrangheta, pentito racconta: “Pm Musarò e Prestipino dovevano esplodere”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Marzo 2015 15:24 | Ultimo aggiornamento: 13 Marzo 2015 15:24
'Ndrangheta, pentito racconta: "Pm Musarò e Prestipino dovevano esplodere"

‘Ndrangheta, pentito racconta: “Pm Musarò e Prestipino dovevano esplodere”

REGGIO CALABRIA – I pubblici ministeri Giovanni Musarò e Michele Prestipino dovevano esplodere in un attentato della ‘ndrangheta. A dirlo è Marcello Fondacaro, medico e imprenditore legato ai al clan Piromalli, che ora collabora con la giustizia. Fondacaro ha rivelato che i due pm sarebbero dovuti essere vittime di un attentato:

“Dovevate saltare in aria, voi e anche il dottore Prestipino, era già tutto deciso e pianificato”.

Giuseppe Baldessarro su Repubblica scrive che in aula il collaboratore di giustizia ha chiaramente parlato dell’attentato e dell’intenzione della ‘ndrangheta di uccidere i due pm:

“Doveva essere una strage. Sul percorso che dall’autostrada porta in Tribunale la ‘ndrangheta voleva uccidere l’attuale procuratore aggiunto di Roma, Michele Prestipino e il sostituto Giovanni Musarò (anch’esso trasferito nella Capitale). Entrambi, tra il 2012 e il 2013, erano in servizio alla Dda di Reggio Calabria ed assieme facevano parte di quel gruppo di magistrati che negli anni ha inferto colpi durissimi alle “famiglie” della Piana di Gioia Tauro”.

Nell’aula del tribunale di Palmi, Fondacaro ha dichiarato:

“Giuseppe Bellocco mi disse che stavano preparando un attentato per colpire il procuratore Michele Prestipino e lei, dottor Musarò. Avevano intenzione di farlo a Palmi, e avevano già chiesto e ottenuto il consenso della cosca Gallico”. Secondo il collaboratore, l’attentato doveva essere eseguito, fra la fine del 2012 e il 2013, “con uomini armati e con bombe lungo il tragitto che i magistrati percorrevano per giungere alla sede del Tribunale”. Aggiungendo dettagli importanti: “Sapevano le vostre auto e anche il colore, erano grigie. Queste confidenze me le fece direttamente il figlio di Gregorio Bellocco, subito dopo la morte della testimone di giustizia Maria Concetta Cacciola e questa conversazione avvenne quando io andai in Calabria”.

Il medico ha poi detto che Bellocco

“aveva incaricato l’avvocato Cacciola di fare ritrattare la cugina Maria Concetta”. Ha poi spiegato: “Bellocco mi disse che apparteneva ad uno dei più potenti gruppi criminali di fuoco della Piana. Diceva che se voleva scatenare una guerra, l’avrebbe fatta. Si vantava di avere seicento uomini armati. A lui non facevano paura neanche i Piromalli”.