Ndrangheta, processo Missing: 36 condanne di cui 4 ergastoli

Pubblicato il 17 maggio 2010 17:09 | Ultimo aggiornamento: 17 maggio 2010 21:25

Quattro condanne all’ergastolo ed altre 32 a pene variabili dai 12 ai 29 anni di reclusione e una decina di assoluzioni: è questa la sentenza emessa oggi dalla Corte d’assise di Cosenza nei confronti degli imputati nel processo Missing, nato da tre operazioni antimafia che hanno fatto luce sulle due guerre di mafia che hanno insanguinato Cosenza tra gli anni ’70 e ’90. A fronte di una richiesta di condanna all’ergastolo avanzata dall’accusa per 37 imputati, la Corte ha condannato al carcere a vita Romeo Calvano, Gianfranco Ruà, Pasquale Pranno e Franco Perna.

Tra le persone assolte figurano elementi di primo piano della ‘ndrangheta, a cominciare dal boss reggino Pasquale Condello, detto il ”supremo”, arrestato il 18 febbraio 2008 dopo 11 anni di latitanza. L’inchiesta, condotta dalla Dda di Catanzaro, aveva portato anche a stabilire i legami tra le cosche reggine e quelle cosentine. L’operazione Missing risale al 2006. Gli investigatori, avvalendosi anche delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, hanno individuato autori e moventi di numerosi fatti di sangue commessi in 30 anni di storia criminale cosentina.

Tra gli omicidi chiariti anche quello del direttore del carcere di Cosenza Sergio Cosmai, ucciso il 12 marzo del 1985. Secondo l’accusa, il delitto fu ordinato dal boss Franco Perna per eliminare un ostacolo al suo progetto che era quello di assumere il controllo del carcere. Tra gli imputati assolti figurano, tra gli altri, il boss Franco Muto, conosciuto come il “re del pesce”, il latitante Ettore Lanzino, e i fratelli Michele e Pasquale Bruni, figlio del boss Francesco, detto “bella bella”, ucciso il 20 luglio del 1999.