‘Ndrangheta, sequestrato a Roma il prestigioso Hotel Gianicolo

di redazione Blitz
Pubblicato il 14 Novembre 2013 5:41 | Ultimo aggiornamento: 13 Novembre 2013 23:56
'Ndrangheta, sequestrato a Roma il prestigioso Hotel Gianicolo

‘Ndrangheta, sequestrato a Roma il prestigioso Hotel Gianicolo

ROMA – – Un antico monastero romano trasformato con i soldi della ‘Ndrangheta in un lussuoso hotel in uno dei quartieri più esclusivi e a maggiore densità turistica della Capitale. E’ questa l’ipotesi del giudici del tribunale di Reggio Calabria, che hanno disposto il sequestro di beni per 150 milioni di euro tra cui il Gran Hotel Gianicolo a Roma e l’Hotel Arcobaleno a Palmi, entrambi a quattro stelle.

Il sequestro, eseguito dal personale della Dia e dagli agenti della polizia di Reggio Calabria, ha riguardato i beni di proprietà degli imprenditori Giuseppe Mattiani e del figlio Pasquale, ritenuti contigui alla cosca della ‘ndrangheta dei Gallico. Oltre ai due alberghi, sono stati sequestrati 53 beni immobili ubicati tra Roma, Castiglione dei Pepoli (Bologna) e Palmi, nove automobili e rapporti bancari intrattenuti in 13 istituti di credito.

Tutto ha inizio nei primi anni Novanta quando l’Hotel Arcobaleno, un semplice e modesto albergo della periferia di Palmi, si trasforma in una società dal capitale miliardario abilmente suddiviso tra i figli appena ventenni di Giuseppe Mattiani, in quote di circa 250 milioni delle vecchie lire ciascuna. La nuova società, alla fine degli anni Novanta e poco prima del Giubileo, opera un grande salto a livello finanziario con l’acquisto a Roma, per 15 miliardi di lire, di un monastero sito in uno degli angoli più belli della Capitale, il colle Gianicolo, di proprietà di una congregazione religiosa.

In quel periodo, visto l’approssimarsi del Giubileo, gli immobili di tipo alberghiero erano ricercatissimi e naturalmente molto onerosi per via dell’atteso afflusso dei pellegrini. Fu così che nacque il Grand Hotel Gianicolo, di categoria 4 stelle lusso, provvisto di 48 camere più piscina e parcheggio interno. Un’operazione che, all’epoca, costò 15 miliardi di lire e che ora gli inquirenti ritengono “ingiustificabile rispetto all’andamento degli affari della famiglia Mattiani”.

Il Procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho, ha ribadito con forza che “continueremo nella strategia di individuare e colpire la ricchezza illegittima e frutto di proventi mafiosi, uno strumento efficace affinché lo Stato si riappropri di beni derivanti da operazioni di riciclaggio o da iniziative economiche di dubbia matrice”.

La Presidente della commissione parlamentare antimafia, Rosi Bindi, ha subito evidenziato che il sequestro è un “ottimo risultato che conferma come uno degli strumenti più efficace di contrasto sia quello del sequestro dei patrimoni”. L’Ufficio di presidenza di Libera sottolinea che l’episodio è una conferma del fatto che la “Capitale è stata scelta come luogo privilegiato per reinvestire e ripulire i soldi del boss”.