Negazionismo: aggravante fino a 3 anni per chi lo commette

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 febbraio 2015 14:43 | Ultimo aggiornamento: 11 febbraio 2015 17:55
Negazionismo, aggravante di 3 anni per chi lo commette

Negazionismo, aggravante di 3 anni per chi lo commette

ROMA – Il negazionismo non sarà reato di opinione ma chi fa propaganda, istiga o incita pubblicamente a commettere atti di discriminazione razziale in base alla negazione della Shoah o dei crimini contro l’umanità avrà un’aggravante di pena fino a tre anni e una multa fino a 10.000 euro. 

Il disegno di legge con la misura è stato appena approvato dal Senato con 234 sì, 8 astenuti e 3 no. Durante la discussione a Palazzo Madama alcuni senatori hanno espresso perplessità sull’efficacia di un intervento legislativo. Secondo loro il negazionismo andrebbe contrastato sul piano culturale e sociale e non sul piano giudiziario.

Il Senato comunque ha approvato il disegno di legge n. 54 sul reato di negazionismo (modifica all’articolo 3 della Legge numero 654 del 13 ottobre 1975, in materia di contrasto e repressione dei crimini di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale). Il testo passa alla Camera dei deputati. Questo l’articolo 3 dopo la modifica approvata dal Senato (in corsivo la modifica):

  • 3. 1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, anche ai fini dell’attuazione della disposizione
  • dell’articolo 4 della convenzione, è punito:
  • a) con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi (3);
  • b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi (4);
  • «b-bis) con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a 10.000 euro chiunque pone in essere attività di apologia, negazione, minimizzazione dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello statuto della Corte penale internazionale, ratificato ai sensi della legge 12 luglio 1999, n. 232, o propaganda idee, distribuisce, divulga o pubblicizza materiale o informazioni, con qualsiasi mezzo, anche telematico, fondati sulla superiorità o sull’odio razziale, etnico o religioso, ovvero, con particolare riferimento alla violenza e al terrorismo, se non punibili come più gravi reati, fa apologia o incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, anche mediante l’impiego diretto od interconnesso di sistemi informatici o mezzi di comunicazione telematica ovvero utilizzando reti di telecomunicazione disponibili».
  • 2. … (5)
  • .3. È vietata ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chi partecipa a tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi, o presta assistenza alla loro attività, è punito, per il solo fatto della partecipazione o dell’assistenza, con la reclusione da sei mesi a quattro anni. Coloro che promuovono o dirigono tali organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da uno a sei anni (6)(7).

.Questo il resoconto del dibattito svoltosi in Senato:

Nella seduta di ieri la relatrice, senatrice Capacchione (Pd), ha illustrato il testo proposto dalla Commissione, che ha modificato il ddl originario per tutelare la libertà di espressione e di studio. Al fine di evitare l’introduzione di un reato di opinione si prevede, attraverso un intervento sulla legge Reale, un’aggravante di pena di tre anni se la propaganda, la pubblica istigazione e il pubblico incitamento a commettere atti di discriminazione razziale si fondano in tutto o in parte sulla negazione della Shoah, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra, come definiti dallo statuto della Corte penale internazionale.

La discussione generale si è conclusa con gli intervenuti dei senatori Giovanardi (Ncd-Udc); Malan, Carraro, Palma (Fi-PdL); Palermo (Aut-PSI); Emma Fattorini (PD).

In replica il Sottosegretario di Stato per la giustizia Ferri ha evidenziato che il ddl allinea la legislazione italiana a quella di altri Paesi europei. La norma va intesa come strumento per contrastare l’ideologia nazista, non per limitare la libertà di pensiero, e la Commissione ha migliorato il testo. La libertà di espressione va bilanciata d’altronde con altri valori costituzionali, quali la tutela delle istituzioni democratiche e il divieto di discriminazioni razziali.

Tutti gli emendamenti sono stati respinti. Sono stati, invece, accolti come raccomandazione due ordini del giorno: il G100 del sen. Airola (M5S) impegna il Governo a impartire direttive affinché in ambito scolastico siano approfondite tematiche relative a crimini di guerra e genocidi; il G101 della senatore Stefani (LN) impegna il Governo ad adoperarsi affinché sia inserita nei programmi scolastici una giornata di approfondimento della vicenda delle foibe.

Nelle dichiarazioni di voto finale hanno annunciato voto favorevole i sen. Erika Stefani (LN), Loredana De Petris (SEL), D’Ascola (NCD-UDC), Buccarella (M5S), che ha rivendicato al suo il Gruppo il merito di avere promosso un approfondimento dei profili critici del ddl in Commissione, Malan (FI-PdL) e Lumia (PD). Pur ritenendo che il negazionismo vada contrastato sul piano culturale e sociale, piuttosto che sul piano giudiziario, ha dichiarato voto favorevole anche il sen. Barani (GAL). La sen. Cattaneo (Aut-PSI), invece, si è dichiarata contraria ad un provvedimento che limita la libertà di ricerca. Il sen. Campanella (Misto) ha annunciato l’astensione. In dissenso dal Gruppo sono intervenuti i sen. Compagna e Giovanardi (NCD-UDC), che ha criticato l’equiparazione dell’Olocausto ai crimini di guerra.

Tra gli astenuti si registra il voto della senatrice a vita Elena Cattaneo che ritiene il provvedimento sbagliato perché “non è ammissibile imporre limiti alla ricerca e allo studio di una teoria”. Secondo la Cattaneo “i negazionisti speculano sulla pelle e sul dolore degli altri”, ma, mette in guardia, “nei Paesi che hanno adottato leggi contro negazionismo i media sono diventati cassa di risonanza per queste teorie”.

Grande soddisfazione dalla comunità ebraica italiana. Per Renzo Gattegna, presidente delle Comunità Ebraiche Italiane, il disegno di legge costituisce un “baluardo per la difesa della libertà di tutti”.