Nel carcere di Sollicciano i detenuti protestano dal 18 agosto. Un marocchino, per vedersi riconosciuto il diritto al rimpatrio, si è cucito la bocca

Pubblicato il 25 Agosto 2009 15:38 | Ultimo aggiornamento: 25 Agosto 2009 15:38

I detenuti del carcere fiorentino di Sollicciano sono in agitazione dal 18 agosto. Le ragioni sono quelle solite, le stesse che hanno portato, nel recente passato, anche alla condanna da parte della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo nei confronti del nostro Paese.

Il 65% dei detenuti è composto da stranieri, spesso senza alcuna risorsa propria. Gente che, quando mancano solo due anni a fine pena, avrebbe il diritto al rimpatrio. Avrebbe, non ha. Perché un detenuto marocchino, per vedersi accettata la domanda per tornare a casa, ha dovuto cucirsi materialmente la bocca. Un gesto estremo, dopo che tante richieste sono passate sotto silenzio. Il marocchino, quindi, è stato medicato e solo a questo punto sono state avviate le pratiche per il trasferimento in Marocco.

Rimane per gli altri la questione del sovraffollamento. Il penitenziario fiorentino, a norma, può ospitare fino a 500 detenuti. A Sollicciano, però, ce ne sono 955 cui vanno sommati sette bambini. Così, nelle celle singole si sta in tre, e in quelle triple vengono compressi fino a sei detenuti.

A rendere ancora più grave la situazione, c’è il fatto che, nei carceri limitrofi, ci sarebbero dei posti liberi. Il garante dei detenuti del Comune di Firenze, Franco Corleone, parla di una gestione «demenziale» da parte della Regione Toscana.

Per Corleone, infatti, «la questione del sovraffollamento è paradossale perché a soli 100 metri da Sollicciano, c’è il Gozzini, o “Solliccianino” per la custodia attenuata che è semivuoto. Ci sono 40 posti liberi, con due posti a cella sarebbero 80. C’è poi l’ottava sezione di Sollicciano, quella per i tossicodipendenti, dove ci sono altri 40 posti liberi. Inoltre il femminile di Empoli ha liberi altri 50 posti, ci sono liberi 20 posti a Massa Marittima e ci sono spazi nella casa di reclusione della Gorgona e nel penitenziario Forte San Giacomo a Porto Azzurro sull’isola d’Elba».

I detenuti lo sanno e protestano, ora sbattendo oggetti contro le sbarre, ora redigendo documenti in cui formulano richieste precise. Qualche cosa, fino ad ora, a Sollicciano l’hanno ottenuto: il pane non è più ammuffito. Ora, però, si punta ad avere condizioni di affollamento possibile, e ad altre “piccole” cose, come poter fare la doccia anche la domenica.