Nepotismo nelle università italiane: ricercatore elabora formula matematica

Pubblicato il 4 Agosto 2011 13:03 | Ultimo aggiornamento: 4 Agosto 2011 13:03

ROMA – Un giovane ricercatore italiano all’estero ha elaborato un modello matematico per individuare il livello di nepotismo negli atenei italiani che consiste nel contare gli omonimi alle dipendenze delle 94 università italiane da un elenco preso dal ministero dell’Istruzione. Il cervello in fuga è quello di Stefano Allesina, che a Chicago si occupa di elaborare modelli matematici per l’ecologia, e che ha scoperto che nelle università nostrane ben 4.583 cognomi si ripetono due volte, mentre 1.903 cognomi ricorrono per tre volte nella lista su un totale di 61 mila cognomi.

Nella sua semplicità il modello presenta dei limiti notevoli, poiché non tiene conto del fatto che i cognomi più ripetuti sono quelli dei signor Rossi, Russo, Ferrari o Romano, cioè i più diffusi sul suolo nostrano a prescindere da eventuali o presunte parentele, e soprattutto del fatto che il fenomeno del nepotismo e del baronaggio spesso sono espressi in favore di parenti, amici e amanti il cui cognome è ben diverso dal barone di turno pronto a garantire per i propri pupilli.

Analizzando le singole università Allesina ha evidenziato che il fenomeno degli omonimi è più sviluppato nelle università del Sud, con al primo posto assoluto l’università privata pugliese Lum Jean Monnet, mentre al Nord gli atenei di Modena e Reggio Emilia possono vantare un buon numero di cognomi in comune. La diversificazione in aree disciplinari indica ingegneria industriale, diritto, medicina, geografia e pedagogia come facoltà più sospette, al contrario di psicologia, linguistica e demografia. Il giovane ricercatore ha poi sottolineato che “in Economia il quinto cognome più diffuso è Massari, in Veterinaria il primo è Passantino”, cognomi non proprio diffusissimi sul suolo nazionale.

Luigi Frati, il rettore dell’università La Sapienza di Roma, “noto” per la scelta di moglie e figli di seguire la carriera accademica, ha dichiarato sulla ricerca: “la meritocrazia non ha cognome. Piuttosto si veda se uno studioso è bravo oppure no”, mentre Virgilio Ferraro, preside di Medicina alla Statale di Milano, ammesso che il “nepotismo c’è ma si faccia la cortesia di vedere cosa succede nell’amministrazione pubblica”. Sicuramente in Italia il fenomeno del nepotismo assume dimensioni preoccupanti in ogni settore, ma il giovane cervello in fuga ha risposto di “aver solo offerto uno strumento per combattere il fenomeno” e di dedicarlo ai ricercatori all’estero. Quelli probabilmente con un cognome poco diffuso.