Niccolò Bettarini, imputato ammette: “Gli ho dato una coltellata”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 novembre 2018 13:34 | Ultimo aggiornamento: 28 novembre 2018 13:34
Niccolò Bettarini, imputato ammette: "Gli ho dato una coltellata"

Niccolò Bettarini, imputato ammette: “Gli ho dato una coltellata”

MILANO – Arriva una prima ammissione nel processo abbreviato ai quattro aggressori di Niccolò Bettarini, figlio di Simona Ventura e Stefano Bettarini, colpito con calci, pugni e otto coltellate lo scorso primo luglio davanti ad una discoteca in provincia di Milano. Uno degli imputati, Davide Caddeo, con una memoria depositata dai suoi avvocati Robert Ranieli e Antonella Bisogno, ha detto di aver colpito il 19enne almeno con una coltellata. Per il pm Elio Ramondini ne avrebbe sferrate otto. Il processo riprende domani davanti al gup Guido Salvini.

Da quanto si è saputo, Caddeo, 29 anni, nella memoria in cui ammette (un’ammissione parziale rispetto all’imputazione che parla di otto coltellate) di aver ferito con un coltello e con almeno un fendente il giovane, ha spiegato che era in corso una rissa quel mattino, lui era ubriaco, Bettarini era un po’ strafottente, a suo dire, e così ha perso la testa e l’ha colpito. Poi, ha raccontato ancora, si è preoccupato quando l’ha visto a terra insanguinato.

Nella scorsa udienza il pm Elio Ramondini ha chiesto 10 anni di carcere per tentato omicidio per Caddeo – accusato di aver sferrato tutte le otto coltellate che hanno ferito il giovane (rappresentato come parte civile dal legale Alessandra Calabrò) – per Alessandro Ferzoco (difeso da Mirko Perlino), Andi Arapi e Albano Jakej (col legale Daniele Barelli). Secondo le accuse, infatti, i quattro si erano “certamente” prefigurati che quel pestaggio e quei fendenti in “parti vitali” con una lama da 20 centimetri “avrebbero comunque potuto produrre conseguenze mortali”, anche in considerazione della “loro superiorità numerica e della violenza della loro azione”.

Il pm ha anche contestato a tutti gli imputati l’aggravante di aver “agito per motivi abietti (in quanto discriminatori) e futili” per quella minaccia (“sei il figlio di Bettarini, ti ammazziamo”) che lo stesso Niccolò ha sentito quel mattino, dopo la notte passata in discoteca. Stando alle indagini, il giovane riuscì a salvarsi solo grazie all’intervento di alcuni amici che si gettarono nella mischia, tra cui anche una ragazza. Dopo il deposito della memoria di Caddeo da parte dei suoi difensori, è possibile che nell’udienza di domani l’imputato venga ascoltato in aula per chiarire la sua versione davanti al giudice.