Niccolò Bettarini e le intercettazioni sugli aggressori pestati in carcere. La curva dell’Inter…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 settembre 2018 13:26 | Ultimo aggiornamento: 7 settembre 2018 13:49

Niccolò Bettarini e le intercettazioni sugli aggressori pestati in carcere. La curva dell’Inter…

MILANO – Niccolò Bettarini in una intercettazione pubblicata dall’agenzia Ansa avrebbe detto a un amico di aver ricevuto una visita dei capi della curva dell’Inter pronti a far pestare i suoi aggressori in carcere. I quattro fermati per l’aggressione che andranno a processo però non sono stati aggrediti e la versione fornita dal figlio di Simona Ventura e dell’ex calciatore Stefano Bettarini è stata smentita anche dagli ultrà. In un comunicato infatti la curva nord dell’Inter smentisce di conoscere Niccolò e soprattutto di aver fatto picchiare i suoi aggressori.

Bettarini in una telefonata del 7 luglio racconta all’amico cosa è accaduto la notte in cui è stato accoltellato davanti alla discoteca Old Fashion di Milano. L’intercettazione è stata messa agli atti dell’inchiesta che vede i 4 fermati indagati per il pestaggio.

Nell’intercettazione, contenuta negli atti depositati per il processo ai quattro fermati, Bettarini parla con un amico e, come riassumono gli investigatori, i due fanno riferimento a un ultrà dell’Inter “che vuole parlare” con il 19enne “e sapere chi è stato ad aggredirlo”: “gli hanno detto – come viene riassunto in un’informativa – che a San Vittore hanno fatto picchiare i suoi aggressori, li hanno fatti gonfiare come le ‘prugne’ sia dagli sbirri che da quelli dentro”. E Niccolò chiede all’amico “di aspettare qualche giorno poi gli farà sapere quando possono incontrarsi”.

Poi, parlando sempre al telefono con un altro amico, Bettarini avrebbe spiegato “come è nata la lite che ha portato alla sua aggressione, confermando – scrivono gli investigatori – ancora una volta quanto emerso nel corso delle indagini”. Bettarini racconta all’amico che, una volta usciti dalla discoteca dopo la nottata, una sua amica lo aveva chiamato per dirgli che stavano “menando” un altro che era con loro e “io vedo tre ragazzi che sono intorno ad Andrea … allora sai come sono fatto io”. E l’amico: “Sì infatti, quello lo immaginavo”.

Niccolò: “Ho corso eh … e poi boh si avvicina sto albanollo e mi dice ‘tu c’hai gli orecchini come i miei’ (…) mi ha dato il buffettino in faccia, io gli ho dato un cartone”. L’amico: “Tu come al solito reagisci di m….”. E il 19enne ancora: “E poi boh, me ne sono trovati quindici addosso”. E poi ha visto la sua amica “piena di sangue”, ossia colei che assieme a un altro amico, in particolare, è intervenuta per salvare il ragazzo.

Dopo aver appreso la notizia delle intercettazioni, i rappresentati della curva nord dell’Inter seguiti dall’avvocato Mirko Perlino, legale del direttivo della curva, hanno smentito di conoscere Niccolò Bettarini e di aver organizzato l’aggressione. L’avvocato Perlino, tra l’altro, difende anche uno dei fermati per il tentato omicidio del 19enne e ha dichiarato di essere andato a trovare il suo assistito in carcere e che “né lui né gli altri” tre fermati sono stati aggrediti.

Ora nei prossimi giorni, dopo il deposito delle istanze delle difese, verrà fissato il processo con rito abbreviato per i quattro: Davide Caddeo, difeso dal legale Antonella Bisogno, Alessandro Ferzoco, difeso dall’avvocato Mirko Perlino, e gli albanesi Andi Arapi (con l’avvocato Simona Uzzo) e Albano Jakei (con il legale Daniele Barelli). La difesa di Ferzoco ha già chiesto al gup Guido Salvini l’acquisizione delle cartelle cliniche per valutare l’entità delle lesioni rispetto all’accusa formulata e la testimonianza in aula di Bettarini (parte civile nel processo) sulla ricostruzione di quanto accaduto. Condizioni dell’abbreviato su cui il gup dovrà decidere.