Niccolò Bettarini: la lite nel privè, il nuovo incontro e le 11 coltellate. Ecco cosa è successo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 luglio 2018 16:43 | Ultimo aggiornamento: 2 luglio 2018 18:59
Niccolò Bettarini: la lite nel privè, il nuovo incontro le 11 coltellate. Ecco cosa è successo

Niccolò Bettarini: la lite nel privè, il nuovo incontro le 11 coltellate. Ecco cosa è successo

MILANO – Sono emersi nuovi dettagli in queste ore sull’aggressione a Niccolò Bettarini, il figlio di Simona Ventura e Stefano Bettarini [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,-Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] accoltellato all’alba di domenica fuori dalla discoteca Old Fashion di Milano.

Stando a quanto ricostruito finora dalle indagini, tra il gruppo dei quattro fermati (due albanesi e due italiani) e un amico di Bettarini ci sarebbe stato un diverbio alcuni mesi fa relativo ad un tavolo nel privé della discoteca. E sabato notte, poi, proprio sulla base di questo precedente, potrebbe esserci stato un nuovo alterco, dopo che i protagonisti della lite si sono incontrati e riconosciuti nel locale. Niccolò Bettarini, però, non avrebbe preso parte a questo nuovo scontro.

L’aggressione ai danni del figlio di Simona Ventura e Stefano Bettarini è poi avvenuta all’esterno del locale, dopo che gli aggressori e il 19enne erano usciti dalla discoteca in chiusura. Non si è trattato, quindi, di un agguato, a detta degli inquirenti, ossia i quattro non lo stavano aspettando fuori. Non ci sono telecamere che abbiano ripreso le fasi dell’accoltellamento (deve essere ancora individuata l’arma bianca utilizzata), mentre numerosi testimoni oculari sono stati sentiti a verbale e anche lo stesso Bettarini. I fermati al momento non sono stati interrogati alla presenza di difensori e attendono in carcere gli interrogatori di garanzia.

Data la “gravità” dell’aggressione ai danni Niccolò Bettarini, figlio dell’ex calciatore Stefano e di Simona Ventura, c’è il rischio che, se lasciati liberi, i quattro fermati per tentato omicidio possano essere protagonisti di altri fatti di sangue. Lo ha evidenziato il pm di Milano Elio Ramondini nella richiesta di custodia cautelare in carcere dove ha contestato il pericolo di “reiterazione del reato e anche quelli di fuga e inquinamento probatorio”.

Gli inquirenti e gli investigatori hanno deciso di fermare i quattro giovani – dato il quadro probatorio che consiste, in particolare, in numerose testimonianze – perché c’era il pericolo che stessero per darsi alla fuga.

Il pm ha contestato anche le altre due esigenze cautelari previste, la reiterazione e l’inquinamento probatorio. Domani  il Gip dovrebbe fissare le date degli interrogatori.