Vendola dice basta alla monnezza di Napoli: “Non sappiamo cosa c’è”

Pubblicato il 31 ottobre 2011 17:50 | Ultimo aggiornamento: 31 ottobre 2011 18:04

BARI – E alla fine la Puglia disse basta, basta ai rifiuti campani, basta alla solidarietà. Solo un anno fa il governatore della Puglia, e leader di Sel, Nichi Vendola diceva: “Non si può venir meno al dovere della solidarietà. Se crepa Napoli, crepa il Mezzogiorno d’Italia”. E così dava il via libera ai trasferimenti dei rifiuti campani nella sua Regione. Passano pochi mesi e la vicenda finisce in Tribunale: a mettersi di traverso è un assessore di Vendola, quello all’Ambiente, che è dell’Idv come il sindaco napoletano De Magistris. Lorenzo Nicastro lancia l’allarme: “Non sappiamo veramente cosa c’è dentro. Il flusso dei rifiuti campani è senza garanzia”.

Inizialmente, spiegano dalla Regione Puglia, il flusso di rifiuti doveva essere controllato e garantito dall’Esercito: “I trasferimenti erano curati dall’Esercito. Ma dopo le prime 1000 tonnellate, venne il generale Monaco e mi disse: noi ci salutiamo qui”, racconta Nicastro. Poi inizia una guerra tra la Regione e la discarica Italcave, con la prima che chiedeva al Tar che finisse il conferimento dei rifiuti e la seconda che invece voleva continuare a trattare la “monnezza” di Napoli e dintorni.

Tra sentenze del Tar e del Consiglio di Stato la vicenda si protrae alcuni mesi, finchè a settembre la Puglia non fa un controllo sui rifiuti campani. E trova materassi, gomme, fari, toner, sacchetti di immondizia indifferenziata. Ma intanto il Tar dà ragione all’Italcave e la monnezza continua ad arrivare in Puglia.