Operaio muore sotto macerie del sisma. Il padre: “Per Inail vale 1900 €, ricorso”

Pubblicato il 19 settembre 2012 21:15 | Ultimo aggiornamento: 19 settembre 2012 22:22

(Foto LaPresse)

FERRARA – Nicola Cavicchi, 35 anni, morto sotto le macerie dello stabilimento della Ceramica di Sant’Agostino, in provincia di Ferrara, una delle tante fabbriche crollate nel terremoto che ha sconvolto l’Emilia lo scorso 20 maggio. Per l’Inail la sua morte vale 1900 euro. E’ l’importo dell’assegno funerario che il padre del giovane, Bruno Cavicchi, si è visto recapitare.

Bruno ha incontrato a Bondeno il presidente della Commissione d’inchiesta per gli infortuni sul lavoro del Senato, Oreste Tofani, ieri in visita nei territori colpiti dal sisma.

“Ai familiari delle persone morte sul lavoro – ha spiegato Bruno Cavicchi – non spetta nessuna somma di denaro se il parente deceduto, in questo caso mio figlio, non contribuisce al sostegno della famiglia”. Il giovane operaio, morto assieme a un collega, Leonardo Ansaloni, non era padre di famiglia, non aveva dunque moglie e figli da mantenere. “Con 1.900 euro – ha aggiunto – non ci abbiamo pagato nemmeno i santini. Sto pensando di portare quell’assegno al prefetto”.

Inesorabile la replica dell’Inail che fa notare come quell’assegno non fosse “un risarcimento per la perdita del figlio, ma il contributo alle spese del funerale erogate ai famigliari di tutti i lavoratori deceduti”. Proprio perché Nicola non aveva né moglie né figli a carico, l’Inail non ha potuto “erogare una rendita ai familiari superstiti, ma solo il contributo alle spese del funerale, che spetta sempre e in eguale misura ai familiari dei lavoratori deceduti. In questo senso, l’assegno funerario una tantum di 1.936,80 euro era per l’Inail l’unico intervento possibile”.

Ma Cavicchi respinge al mittente le precisazioni dell’Inail: ”Lo stipendio di mio figlio era indispensabile a me e a mia moglie, lo provano i movimenti bancari”. E annuncia il ricorso: ”Andremo fino in fondo”, dice l’uomo, che ha denunciato il caso in occasione della recente visita in Emilia della Commissione d’inchiesta sugli infortuni sul lavoro del Senato. ”Con quella cifra non ci abbiamo pagato nemmeno i santini”, aveva detto alla stampa locale, annunciando l’intenzione ”di portare quell’assegno al prefetto”. ”Nicola Cavicchi non aveva figli o una famiglia da mantenere. Per questo l’Istituto non ha potuto erogare una rendita ai familiari superstiti, ma solo il contributo alle spese del funerale”, e’ stata la precisazione dell’Inail, che tuttavia ha ammesso la necessita’ di modificare la legge in materia. La presa di posizione, pero’, non e’ bastata al padre del giovane operaio: ”Andremo fino in fondo”, e’ il suo proposito..