Nicole Di Pietro, ambulanza: “Bimba morta”. Operatore 118: “Disdico posto?”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 febbraio 2015 8:35 | Ultimo aggiornamento: 19 febbraio 2015 11:37
Nicole Di Pietro, operatore: "Morta? Disdico posto". Ambulanza sbagliò strada

Nicole Di Pietro, operatore: “Morta? Disdico posto”. Ambulanza sbagliò strada

CATANIA – Nicole Di Pietro è la neonata morta in ambulanza lo scorso 12 febbraio e dalle telefonate del 118 emergono nuovi particolari. Nell’ultima telefonata, scrive Felice Cavallaro sul Corriere della Sera, il cinismo degli operatori è disarmante. “La bimba è morta“, dice dall’ambulanza il pediatra della clinica, Antonio Di Pasquale. “Allora disdico il posto a Ragusa?”, replica l’operatore telefonico del 118 senza mostrare turbamento.

Tre ospedali di Catania hanno respinto la piccola, che è  morta durante la corsa disperata all’ospedale di Ragusa, corsa in cui l’ambulanza ha sbagliato persino strada. Corsa in cui non sono mancati equivoci e incomprensioni, con l’operatore del 118 convinto di chiamare l’ospedale per chiedere un posto per la piccola e che invece continua a chiamare Di Pasquale, il pediatra della clinica che assiste Nicole.

E poi quel discorso tra il pediatra che dice all’operatore “è tutto a posto” riferendosi all’ambulanza privata della Croce Verde e pronta a partire, mentre l’operatore pensava fosse rientrata l’emergenza.

Una morte per cui 9 persone ora sono indagate con l’accusa di omicidio colposo. Cavallaro sul Corriere della Sera ricostruisce il dramma della notte della morte di Nicole dalle telefonate tra ambulanza e l’infermiere e operatore 81 del 118 che ha coordinato la vicenda:

“È trascorsa una settimana da quando alla 1.37 il pediatra Antonio Di Pasquale, dalla casa di cura Gibiino, fa la prima telefonata al 118 per lanciare l’allarme, trovando all’altro capo l’«Operatore 81», un infermiere dalla voce assonnata, pronto a chiamare le unità di «intensiva» (Unit) con un atteggiamento da routine. Accontentandosi dei continui «non c’è posto» e «occupati» incassati senza sottolineare la gravità del caso. Poi inciampando sui numeri, confondendo quelli di Ragusa e Catania, scambiando la richiesta di una incubatrice con quella di una ambulanza, perdendo altro tempo prezioso”.

Il tempo passa e sono le 3.47 quando il pediatra dall’ambulanza diretta a Ragusa, scrive Cavallaro, “accenna un rimprovero”:

“«Se avessimo trovato un posto a Catania, forse questo si sarebbe potuto evitare». E l’«Operatore 81»: «Dottore, potrebbe essere. Ma dov’è la nostra colpa? Mi faccia capire… Se è morta, devo disdire il posto a Ragusa?»”.

Pippo Digiacomo, presidente della commissione Sanità all’Assemblea regionale, ha definito”vomitevole” la telefonata e la gestione del caso, mentre Lucia Borsellino, assessore alla Salute, ricorda che i pronto soccorso degli ospedali hanno l’obbligo di accettare un codice rosso. E se non sarà la Regione Sicilia a intervenire, dice il ministro Beatrice Lorenzin, ci penserà lo stesso ministero. D’altronde ascoltare la telefonata, sottolinea Cavallaro, può lasciare senza parole:

“Eppure il medico che aveva telefonato invano al Policlinico insisteva col 118: «Il bambino è gravissimo, intubato».

Operatore 81: «Cannizzaro, Santo Bambino e Garibaldi non c’è posto. Siracusa nemmeno. Solo Ragusa».
Di Pasquale: «È intubato. Una cosa grave. Non può andare a Ragusa. È necessario trovare un posto».
Operatore 118: «Allora! Ho fatto una ricerca, l’unico posto è a Ragusa».
Di Pasquale: «No, non possiamo portarlo a Ragusa un bambino così. Non è possibile, si deve portare a cinque minuti… Bisogna fare una forzatura, sono cose che succedono ogni due anni».
Operatore 81: «Io non lo posso fare».
Di Pasquale: «Va bene…».
Operatore 81: «Se vuole le do il numero di Ragusa…».
Di Pasquale: «No. Allora devo forzare con il Policlinico».
Con qualche collega prova a insistere, ma gli dicono di no. E invece di farla quella «forzatura», Di Pasquale parte per Ragusa con la piccola su una ambulanza privata”.

I genitori di Nicole seguono l’ambulanza con la loro auto, ambulanza che sbaglia strada e si ferma a chiedere indicazioni per Ragusa:

“Poi, a mezz’ora da Ragusa, l’ambulanza rallenta e chiedo le condizioni della bambina a Di Pasquale: “Gravissima”. E io: che vuol dire gravissima? “È morta”».

All’1.51 il dramma era perfino scivolato nel paradosso degli equivoci. L’Operatore 81 chiama la clinica e sente la voce del medico: «No grazie, abbiamo risolto». Ma Di Pasquale sta parlando con una persona che ha accanto: «Richiama la Croce Verde». L’infermiere del 118, pensando che fosse «risolto» il caso, interrompe la telefonata e chiama Ragusa per annunciare la fine emergenza. Sbaglia però numero. E rifà quello di Di Pasquale: «Dottoressa, grazie. Hanno risolto tutto». E il medico: «Di Pasquale, sono…».

Sequenze allucinanti. Come il viaggio dell’ambulanza sperduta fra i viali dell’ospedale di Ragusa, bussando alla Neonatologia che rifiuta di ricoverare un corpicino senza vita e approdando all’obitorio. Mentre l’Operatore tuttofare «disdiceva» il posto dalla «centrale» del 118 priva di un medico, cancellato a Catania dalla spending rewiew”.