Niente doppio nome sul passaporto: Tar condanna la Questura

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 ottobre 2014 14:52 | Ultimo aggiornamento: 9 ottobre 2014 14:52
Niente doppio nome sul passaporto: Tar condanna la Questura

Niente doppio nome sul passaporto: Tar condanna la Questura

ROMA – Una persona con il doppio nome non può avere il passaporto. Questa la storia della piccola Julie-Ines, due nomi separati da un trattino, per cui il papà Emanuele Micaloni cerca da 2 anni invano di avere passaporto. Il sistema informatico della Questura non riconosce il trattino e così dal 18 luglio 2012 il papà chiede il passaporto, che gli viene negato. L’uomo ha fatto ricorso al Tar del Lazio che gli ha dato ragione: il doppio nome col trattino va riconosciuto e il passaporto rilasciato.

Alessia Marani sul Messaggero scrive che il Tar ha accolto il ricorso di Micaloni:

“La decisione è stata notificata in queste ore oltre che agli uffici di via di San Vitale anche al Ministero degli Affari Esteri, per il suo «silenzio-inadempimento» nei confronti delle ripetute istanze del padre, Emiliano Micaloni, un ingegnere spaziale che nel frattempo si è trasferito Oltralpe. «Per i poliziotti – dice – dal momento che il loro sistema informatico non prevedeva l’inserimento di quel trattino, l’unica soluzione possibile era che mia figlia rimanesse senza passaporto, “prigioniera” in Italia e nell’Europa di Schengen»”.

 

Tutto inizia nel 2012, racconta Micaloni, che è un ingegnere aerospaziale:

“«Già all’anagrafe centrale – racconta l’ingegnere – c’erano stati dei problemi, poi superati grazie alla solerzia di un dirigente che si è rifatto alla normativa nazionale ed europea che esplicitamente non vieta l’inserimento di trattini. Non mettere quel segno sulla carta di identità di Julie-Ines, infatti, avrebbe significato cambiarle nome, generando una disuguaglianza tra documenti italiani e francesi che le avrebbe potuto creare in futuro non pochi problemi. Sarebbe bastato adeguare il sistema»”.

Inutile qualsiasi mediazione:

“«Ma niente. Da Marino sono andato alla Questura, qui è cominciato il balletto di scaricabarili, dal Ministero dell’Interno alla Farnesina, passando per la Prefettura. Alla fine, mi sono dovuto rivolgere a un avvocato»”.

A dargli ragione lo scorso 17 settembre è il Tar con la sentenza 9766:

“«il diniego non trova alcuna legittimazione nelle disposizioni di rango legislativo e regolamentare che disciplinano la fattispecie», prevedendo «l’annullamento del provvedimento del 7 febbraio 2014 con cui la Questura ha respinto la richiesta di rilascio del passaporto presentata dal richiedente»”.

Ma il Tar ha stabilito che Micaloni non ha diritto al pagamento delle spese legali e così

“«nonostante il Tribunale amministrativo in tutto e per tutto abbia riconosciuto la fondatezza delle mie ragioni – aggiunge Micaloni – ha stabilito che io non abbia alcun risarcimento per le spese legali. Pertanto, il passaporto a Julie-Ines, sebbene le spetti per diritto, costerà circa 5000 euro. Mia figlia non è l’unica a essersi scontrata con una burocrazia, fatto di circolari e circolarine create ad hoc per giustificare comportamenti non dovuti. Questa sentenza può essere d’aiuto a molti altri»”.

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