Nina Moric chiamò Belen viado. La sentenza: “Fu offesa, non satira”

di redazione Blitz
Pubblicato il 18 Dicembre 2018 14:39 | Ultimo aggiornamento: 18 Dicembre 2018 14:39
Nina Moric chiamò Belen viado. La sentenza: "Fu offesa, non satira"

Nina Moric chiamò Belen viado. La sentenza: “Fu offesa, non satira”

MILANO – Chiamare Belen “viado” è stata un’offesa e non satira. Lo scrive il giudice Angela Laura Minerva del Tribunale di Milano nelle motivazioni della sentenza che a settembre scorso ha condannato la modella croata Nina Moric al risarcimento di 2mila euro oltre a 600 euro di multa. 

La Moric, durante una intervista del settembre 2015 alla trasmissione radiofonica La Zanzara, aveva apostrofato la showgirl argentina con l’epiteto affibbiato ai trans brasiliani dediti alla prostituzione. Affermazioni, scrive il giudice, la cui portata offensiva “è indiscutibile”. Non solo, rispondendo alle domande di Beppe Cruciani, la Moric aveva anche accusato Belen di “aver girato nuda” davanti al figlio, nato dalla relazione con Corona. 

Di lì la denuncia per diffamazione aggravata “da fatto determinato”. Secondo il giudice, la “offensività” di tali dichiarazioni non può essere esclusa dalla “natura della trasmissione in cui sono state rese, che la difesa definisce scandalistica”. Come si legge nelle motivazioni, per il Tribunale è offensivo l’uso dell’appellativo viado che fa riferimento alle “caratteristiche somatiche di Belen Rodriguez che dimostrerebbero un massiccio ricorso alla chirurgia estetica”, anche se non sembrano esserci riferimenti al “mondo della prostituzione in ambiente transessuale”.

Ancora “più gravi”, per il Tribunale, sono però le accuse successive, ovvero l’avere sostenuto che Belen aveva “l’abitudine di girare nuda per casa alla presenza del figlio” di Corona e Moric. Nelle motivazioni si legge che in tali affermazioni “mancano tutti gli elementi della satira” e non sono espressione del diritto di cronaca che prevede i requisiti dell’interesse pubblico della notizia, della verità stessa e della continenza.

L’interesse pubblico, secondo il giudice, non si può negare su notizie riguardanti Belen Rodriguez come personaggio pubblico, tuttavia non vi sarebbe con “riguardo alle notizie che afferiscono alla sfera privata e specificamente, il rapporto tra il soggetto pubblico e il figlio minore del proprio compagno”. Infine, si legge nelle motivazioni, il “presunto interesse pubblico, che non è da confondere con la curiosità morbosa degli utenti”, deve “lasciare il passo all’interesse prevalente del minore che la propria vicenda venga gestita nelle sedi istituzionali appropriate”.

Per di più, si legge ancora, oltre a mancare la prova della veridicità delle dichiarazioni di Moric, “non appare rispettato” neanche il profilo della continenza “alla luce della gratuità delle affermazioni in quanto del tutto decontestualizzate, non spiegate”, né “approfondite”.