No Expo, Jacopo Piva fermato si difende: “La maschera? Era per lo smog”

di redazione Blitz
Pubblicato il 4 Maggio 2015 15:31 | Ultimo aggiornamento: 4 Maggio 2015 15:33
No Expo, Jacopo Piva fermato si difende: "La maschera? Era per lo smog"

No Expo, Jacopo Piva fermato si difende: “La maschera? Era per lo smog”

MILANO – “La maschera? Era per lo smog“. Così si è difeso Jacopo Piva, 23 anni di Rozzano, uno dei 5 fermati venerdì 1 maggio durante i cortei No Expo a Milano. Interrogato dal gip nel carcere di San Vittore, il giovane avrebbe sostenuto: “Non mi interesso di politica, non ho mai frequentato centri sociali o gruppi antagonisti”. Per lui e per gli altri 4 fermati, i pm hanno chiesto la custodia cautelare in carcere: sono tutti accusati di resistenza a pubblico ufficiale aggravata dall’uso di armi improprie e dal numero di partecipanti.

Piva, che nella vita fa il commesso in un negozio di calzature, sul “curriculum” ha già una denuncia risalente ad agosto 2014, perché ritenuto responsabile di una tag (un graffito) su una pensilina. Il suo avvocato Loris Panfili, ha sostenuto che Jacopo si era recato a Milano solo per

“partecipare alla manifestazione del primo maggio, contro il precariato contro l’Expo e si è trovato nel mezzo degli scontri provocati da altre persone”.

La mascherina, trovata dai poliziotti nel suo zaino,

“serviva solo per riparare dallo smog circolando in bicicletta. La sua identificazione come uno dei partecipanti agli scontri non è certa – ha aggiunto l’avvocato – e per questo abbiamo chiesto la scarcerazione”.

Al termine dell’interrogatorio il gip si è riservato sulla convalida dell’arresto e sulla misura della custodia cautelare in carcere chiesta dalla Procura.

Stesso copione anche per un altro giovane, di 27 anni incensurato di Lodi: nell’interrogatorio ha detto di non aver partecipato agli scontri e si è dissociato dalle manifestazioni di violenza. L’avvocato Filippo Caccamo, difensore del 27enne, ha inoltre precisato che nei confronti del suo assistito la polizia non ha depositato fotografie o video che lo identifichino tra gli autori degli scontri. Ma le indagini sarebbero ancora in corso, così come la verifica delle immagini di videosorveglianza acquisite dalla Digos.