No Tap, rivolta a San Foca: bruciate tessere elettorali e foto politici M5s. “Siete peggio dei vostri predecessori”

di redazione Blitz
Pubblicato il 28 ottobre 2018 12:53 | Ultimo aggiornamento: 28 ottobre 2018 13:46
No Tap, rivolta a San Foca: bruciate tessere elettorali e foto politici M5s. "Siete peggio dei vostri predecessori"

No Tap, rivolta a San Foca: bruciate tessere elettorali e foto politici M5s. “Siete peggio dei vostri predecessori”

LECCE – “Questa terra non è in vendita”, “M5s dimettetevi”, “Siete peggio dei vostri predecessori“. Monta la rabbia sul lungomare di San Foca di Melendugno, dove domenica mattina si sono riuniti i No Tap per protestare contro il governo Conte e la decisione di dare il via libera alla costruzione del gasdotto.

Alla manifestazione diversi attivisti bruciano le proprie tessere elettorali e le foto che ritraggono i volti dei parlamentari M5S eletti in Salento, compresa quella della ministra del Sud, Barbara Lezzi. “Lezzi, vattene dal Salento”, urlano. “Questo meritate, questo meritate, il fuoco”. Obiettivo principale dei manifestanti è proprio la ministra salentina che durante la campagna elettorale aveva promesso che, una volta al governo, avrebbero fermato l’opera in due settimane. Ma così, evidentemente, non è stato ora che il governo Conte ha avallato la costruzione dell’opera.

Per il sindaco di Melendugno, Marco Potì, la battaglia contro il gasdotto Tap “non è persa, visto che in piedi ci sono ancora vari procedimenti pendenti, sia in sede di giustizia amministrativa che penale”. “Il voto dei cittadini è una cosa seria, i sindaci lo sanno bene – ha aggiunto – perché quando vanno davanti ai cittadini a dire ‘io faccio questa cosa’, ci mettono la faccia. Quest’opera è stata considerata da tutti, esperti, professori universitari, uno stupro al territorio ed è per questo che stiamo ancora in piazza”.

Potì lo ha detto poco prima della conclusione della manifestazione che si è svolta davanti alla Torre della marina di Melendugno, luogo simbolo delle battaglie dei No Tap. Alla protesta ha partecipato anche una decina di sindaci del territorio, compreso Pompeo Molfetta, sindaco di Mesagne, territorio anch’esso, come quello di Melendugno, interessato all’attraversamento dell’infrastruttura.

Il leader del movimento, Gianluca Maggiore è tornato a chiedere le dimissioni dei grillini eletti in Salento. La manifestazione è stata presidiata, ma senza grandi dispiegamenti di forze, da carabinieri, vigili urbani e personale della Digos.