No tav, aggredita troupe TgCom24: “Dacci il nastro e finisce qua”

Pubblicato il 29 Febbraio 2012 17:59 | Ultimo aggiornamento: 29 Febbraio 2012 19:43

ROMA – ”Dacci il nastro e finisce qua, ce ne andiamo tutti tranquilli”. E’ la minaccia rivolta ad una troupe di Tgcom24 da alcuni manifestanti No Tav, secondo quanto ha reso noto la stessa emittente, diffondendo un video sull’aggressione. Giornalista e operatore si stavano avvicinando alle barricate quando, sostiene Tgcom24, sono entrati in contatto con un gruppo di No Tav: ”il telefono del nostro giornalista viene fatto volare e i toni si accendono”.

Nel video diffuso da Tgcom24 non si vedono i volti dei manifestanti ma si sentono soltanto delle voci, mentre la telecamera inquadra l’asfalto. Il primo a parlare sembra essere l’operatore stesso: ”fermo fermo – dice la voce – tieni il nastro, andiamo via, andiamo via, non voglio avere problema ho famiglia o due bambini”. Poi si sente una voce di sottofondo che aggiunge ”ci sono le interviste sull’incendio delle macchine” (degli attivisti no Tav, ndr) e poi ”non ho ripreso”.

A quel punto si sentono le voci di diverse persone, una delle quali in particolare si rivolge all’operatore: ”Togli sto cazzo di nastro o te la spacchiamo. Tira fuori il nastro, se tiri fuori il nastro finisce qua e ce ne andiamo tutti tranquilli. La’ – prosegue il manifestante – c’e’ gente molto piu’ incazzata di me, tu hai fatto le riprese e ti ho visto. Non mi pigli per il culo. Tira fuori il nastro e finisce qua te lo giuro. Se stiamo qua a parlare arrivano quelli piu’ incazzati e finisce male”. Tra le voci si sente anche quella di una donna che prima chiede il nastro e poi domanda: ”vuoi mandare la gente in galera?”

Il video diffuso da Tgcom24 si conclude con l’operatore che riprende in lontananza alcune persone e un manifestante urla: ”Spegni quella telecamera, merda”.

Tgcom24 ha diffuso successivamente il racconto del giornalista che era con la troupe aggredita in Val di Susa. ”Abbiamo visto delle persone vicino a un Suv bianco e sentito delle urla – afferma il cronista -, così ci siamo avvicinati per capire cosa stesse succedendo. L’operatore è rimasto indietro. Mi sono avvicinato per capire, perché troppo spesso assistiamo a episodi e non capiamo cosa succede”.

Una volta avvicinati, prosegue il racconto, ”uno dei manifestanti mi urla di mettere giù il telefono con cui stavo chiamando il caporedattore e me lo fa volare. I manifestanti avevano paura di essere ripresi. La situazione si è fatta tesa e abbiamo iniziato a discutere. Ci siamo recati alla barricata e ci siamo rimasti due ore per spiegarci. Lì i manifestanti ci hanno detto di avere paura di essere ripresi e identificati”.