No Tav, ecologisti francesi: "Potremo dire no anche noi"

Pubblicato il 4 Marzo 2012 21:01 | Ultimo aggiornamento: 4 Marzo 2012 21:19

PARIGI – Il problema della rivolta contro la Tav in Italia e' un problema di ''mancanza di dialogo'', un ''rifiuto della politica'': lo ha detto in un'intervista all'ANSA, l'eurodeputata di Europe Ecologie Michele Rivasi, ex direttrice di Greenpeace Francia e vicesindaco di Valence, nel sud.

La Rivasi ha commissionato uno studio della situazione delle valli italiane e francesi interessate alla Lione-Torino. Se i risultati di tale analisi convinceranno i francesi delle buone ragioni delle proteste italiane, gli ecologisti d'Oltralpe, tradizionalmente favorevoli al trasporto su rotaia e ostili ai Tir nelle valli, potrebbero cambiare opinione e decidere di sostenere i No Tav.

''Quello che sta succedendo in Italia – dice la Rivasi, 59 anni, militante ecologista di lungo corso – riguarda non tanto l'ostilita' al treno ad alta velocita', ma la mancanza di concertazione, di dialogo con le popolazioni. Arrivare a un punto di rottura del genere e' la prova che il problema e' generale, che la gente se ne serve per dire no alla politica, a Berlusconi. Non si sentono coinvolti''.

Per gli ecologisti francesi, che hanno la loro leader Eva Joly, ex magistrata della Mani pulite francese, candidata all'Eliseo, e' difficile capire come si possa accettare il passaggio dei tir nelle valli ed essere ostili al trasporto merci su rotaia.

Per questo, la Rivasi ha commissionato lo studio nelle valli della Lione-Torino, che sara' pronto in settimana: ''noi, all'inizio, eravamo piu' favorevoli al trasporto merci – spiega l'eurodeputata – che dava la grande opportunita' di attraversare le Alpi e sviluppare gli scambi con l'Italia. Ma adesso c'e' questo problema in Val di Susa e se la gente non vuole il collegamento ad alta velocita', certo non saranno gli ecologisti ad andare contro la volonta' della maggioranza''.

La posizione tradizionale dei Verdi francesi contro l'invasione dei camion fu rafforzata in modo decisivo dalla tragedia del traforo del Monte Bianco, l'incendio che costo' la vita a 39 persone nel 1999: ''ci siamo convinti che circolano troppi mezzi pesanti sulle Alpi, ci sono gravissimi pericoli – spiega la Rivasi – e la gente era globalmente favorevole al trasporto ferroviario.

Il progetto deve poi essere economicamente sostenibile, ma incredibilmente – da allora – il traffico merci si e' ridotto, nonostante l'inquinamento crescente prodotto dai tir.

Per questo ho chiesto di realizzare questo studio: dopo tutta la fatica fatta per anni per dire no ai tir e si alla rotaia, non cambieremo opinione a cuor leggero. Ma se gli italiani sono contrari, si pone un problema nuovo. D'altra parte, in Francia le linee ad alta velocita' non hanno comportato la distruzione di valli, in Italia sento dire che i lavori sono molto piu' importanti''.

''La missione che fra qualche giorno dovrebbe consegnarmi un rapporto – ha sottolineato la rappresentante ecologista – deve fornire una fotografia della situazione dai due lati del progetto, l'italiano e il francese. E deve precisare quali sono i nodi da sciogliere, a che punto siamo, e cosa succede se si cambia progetto.

Michele Rivasi, paladina della lotta all'atomo e autrice di un libro dal titolo 'Il nucleare che ci nascondono', punta il dito contro la ''mancanza di dialogo'' in Val di Susa e il no della gente ''alle lobby che decidono e fanno sentire emarginate le popolazioni''.

Ma e' pronta, se lo studio dara' ragione ai no Tav della Val di Susa, a farsi ''portavoce degli ecologisti italiani'': ''se la gente e' contraria a un progetto che sembra non avere neppure convenienza economica, noi non ci metteremo di traverso''.