Sindaci “no violenza” contro i No Tav: sarà guerra in Val di Susa?

Pubblicato il 3 Marzo 2012 11:41 | Ultimo aggiornamento: 3 Marzo 2012 16:07

I No tav bloccano la A32

BUSSOLENO ( TORINO ) –  Una guerra si prospetta in Val di Susa? I sindaci della Val di Susa, quelli che alla Tav non hanno detto sì, ma non accettano la violenza dei No Tav, sono pronti a marciare proprio contro i loro concittadini. Il governo ha già fatto sapere che la violenza non sarà tollerata, e che i cantieri della Tav andranno avanti. Il leader dei No Tav Alberto Perino è pronto per i nuovi blocchi e dice:”Se volete andare avanti fateci arrestare tutti perché noi non molleremo mai”. Presidi sono in preparazione in tutte le città italiane ed anche all’estero.  Intanto Gianni Alemanno a Roma si prepara per il corteo dei No Tav.

Il timore di nuovi scontri nella giornata del 3 marzo è alto. I sindaci “no violenza” dichiarano: “Non possiamo più accettare in silenzio, stanno distruggendo l’economia e il turismo della Valle. Renzo Pinard, sindaco di Chiomonte favorevole alla Tav, esce allo scoperto dopo le minacce e le lettere anonime ricevute dal movimento. Tante le minacce e la paura, che lo hanno portato a pagare una scorta per il figlio. Il sindaco di Bussoleno, Anna Allasio, invece si dice “contraria all’opera – in un’intervista al Corriere della Sera – , perché la definizione No Tav ormai identifica una specie di religione alle prese con una guerra santa”. Lei, eletta con una lista No tav, non appoggia più quel movimento la cui violenza ha “segnato i ragazzi del paese”.

Ora la guerra non è solo tra Stato e No Tav, ma tra i No Tav ed i cittadini della Val di Susa che non possono accettare la violenza del movimento. Pinard afferma: “Il movimento deve garantirci il diritto di scendere in strada. Saremo come la marcia dei 40 mila che trentadue anni fa tolse l’assedio dei sindacati alla Fiat di Torino”. Il suo fronte è composto da circa 15 sindaci della valle, che ci tengono a precisare: “Non siamo i sindaci “Sì Tav”. Di certo non possiamo accettare che i cantieri siano aperti solo sulla carta, dove sono gli operai che dovrebbero lavorare? Noi siamo contro le proteste violente del movimento No Tav”.

Ora la questura di Torino, che si prepara ai presidi annunciati, teme la presenza nei blocchi di anarchici fin dalla Spagna e dalla Francia, e di ragazzi dai centri sociali che non giungono in soccorso dei No Tav, ma solo per alimentare la violenza degli scontri. La tensione è alta ed i sindaci chiedono aiuto a Roma, vogliono un segnale forte dal governo di Mario Monti e dalle istituzioni.