Nocs: rimosso l’ispettore Olivieri. Giallo su processo Soffiantini

Di Daniela Lauria
Pubblicato il 27 ottobre 2011 16:08 | Ultimo aggiornamento: 27 ottobre 2011 16:08

ROMA – Dopo l’intervento del capo della polizia Antonio Manganelli si palesano le prime avvisaglie di luce sul caso Nocs, che ha rivelato le sevizie fisiche e morali di cui sono state vittime alcune reclute nella caserma polifunzionale di Spinaceto. L’ispettore Fernando Olivieri è stato rimosso dal suo incarico per via delle rivelazioni che indicavano la presenza degli uomini del “sottocomando” nel blitz Soffiantini, quando l’agente Samuele Donadoni è rimasto ucciso.

Far luce “in modo sostanziale” sull’intera vicenda, questa è stata la richiesta di Manganelli al Dipartimento di pubblica sicurezza.

Due morti, un suicidio, un pestaggio e un fascicolo insabbiato. Il primo bilancio di quelli che in principio sembravano essere “solo” episodi di nonnismo. I morsi nella caserma dei Nocs, denunciati da Repubblica a inizio settembre, erano una sorta di patto di sangue  stretto tra una manciata di teste di cuoio e i loro dirigenti in una notte di ottobre di 14 anni fa. Quella in cui morì l’agente speciale Samuele Donatoni durante un blitz per liberare l’ imprenditore Giuseppe Soffiantini dai suoi sequestratori. Quella notte, sul ciglio dell’autostrada Roma-Pescara, vicino a Riofreddo, prima dell’ arrivo dei soccorsi, con  il loro collega a terra agonizzante, quegli agenti si guardarono in faccia e decisero che mai nessuno avrebbe raccontato cosa era successo. Nemmeno ai magistrati. Un patto di ferro, che negli anni è degenerato, lasciando nella mani di “chi sapeva” un potere incontrastato all’interno del reparto d’eccellenza della polizia di Stato, dove dettano da 14 anni  la propria legge.

Due verità. Il processo istruito dal pm di Roma, Franco Ionta (attualmente a capo del Dap, dipartimento di amministrazione penitenziaria) che nel 2000 condannò i 19 sequestratori di Soffiantini anche per l’ omicidio (concorso morale) di Donatoni: il colpo mortale, secondo quel processo, sarebbe stato esploso dal kalashnikov di uno dei banditi. Poi una seconda sentenza della Corte d’assise di Roma, presieduta dal giudice Mario Almerighi che nel 2005 ha sostanzialmente dimostrato come l’intero processo del 2000 era stato viziato da numerose false testimoniante (sia di periti che di alcuni agenti dei Nocs).

Oggi l’avvocato Luigi Cucca, difensore di uno dei sequestratori dell’imprenditore, ha chiesto una revisione del primo processo Soffiantini. “Sono certo che i giudici del processo del 2000 fossero in buonafede – ha dichiarato l’avvocato – Tuttavia è sempre stato evidente che quel processo ha finito per sposare una tesi assolutamente inverosimile”.

Cadono le prime teste, ma l’interrogativo fondamentale aleggia sull’intera vicenda: ” Chi o cosa coprivano gli agenti che mentirono a processo?”. Un dato è certo: le testimonianze degli agenti Sorrentino, Miscali e Filipponi, tutti in azione quella notte a Riofreddo, potrebbero scatenare un terremoto all’interno delle massime gerarchie della polizia di Stato.