Noemi Durini fu uccisa 3 anni fa. Lucio Marzo, il fidanzato assassino, chiede il lavoro fuori dal carcere

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Dicembre 2020 17:46 | Ultimo aggiornamento: 2 Dicembre 2020 17:46
Noemi Durini

Noemi Durini (dal suo profilo Facebook)

Noemi Durini fu assassinata a 16 anni in un giorno di settembre del 2017. Uccisa dal fidanzatino di allora, picchiata a mani nude prima dello sfregio del corpo in punta di coltello.

E di esser seppellita sotto un cumulo di sassi nei pressi di Castrignano del Capo, in provincia di Lecce. Lucio Marzo, all’epoca 17enne, aveva finito per confessare il delitto. Fu condannato a 18 anni e 8 mesi: oggi, tre anni dopo, chiede di poter lavorare di giorno fuori dal carcere.

Noemi Durini, tre anni fa il delitto

Data l’età in cui commise il delitto, Marzo ha in effetti diritto a una serie di agevolazioni come permessi speciali e sconti di pena.

Colpisce, e non solo i familiari della vittima, la sproporzione tra la gravità (e la poca distanza dai fatti) di quel crudele omicidio e la piccola, ma significativa concessione pretesa dall’assassino.

Il tribunale riconobbe l’omicidio premeditato, i suoi genitori lo considerano vittima accreditando la farneticante giustificazione del ragazzo di problemi familiari all’origine del delitto.

“Lucio Marzo non ha mai capito la gravità di quello che ha fatto”

Fatte salve le garanzie per il giovane detenuto e il giusto apprezzamento per ogni tentativo di reinserimento e riabilitazione, la criminologa Isabel Martina, intervistata da Fanpage, è molto critica sulla richiesta.

“Lucio Marzo, però, non ha mai compreso la gravità delle sue azioni, anche per via della solidarietà della famiglia, una sorte di giustificazione morale ed etica.

Si rischia la devittimizzazione di Noemi Durini, uccisa in modo atroce. A volte bisogna ricordare come è morta una persona per capire che certi permessi non sono contemplabili. Almeno per senso di giustizia e di memoria verso le vittime”. (fonte Fanpage.it)