“Non torniamo in Italia”, secco no dei turisti giapponesi truffati a Roma alla proposta del ministro Brambilla. In Asia l’Italia la chiamano “Spennaturisti”

Pubblicato il 30 Luglio 2009 15:49 | Ultimo aggiornamento: 30 Luglio 2009 15:50

Hanno detto di no al “viaggio-riparatore”, da semplici turisti hanno spiegato al ministro del Turismo che non intendono essere risarciti con qualche centinaio di euro a spese del contribuente italiano. Hanno detto no grazie ad un invito che giudicano demagogico, ad una “pezza” che ritengono quasi peggiore del “buco”. I due giapponesi vittime del conto mostruoso loro richiesto dal romano ristorante “Il Passetto” hanno dato un dispiacere alla Brambilla ma in fondo hanno fatto un favore a tutti noi. Ricordandoci che non sempre è solo e soltanto questione di soldi e che non sempre e comunque con qualche euro in più tutto si compra, immagine del paese compresa.

Infatti dopo la sfortunata avventura dei turisti giapponesi all’ombra del Colosseo, la fama del nostro paese è precipitata quasi nei bassifondi, almeno nel Sol Levante. La Brambilla aveva pensato di risollevarla con un invito in Italia a spese dello Stato. Ma, evidentemente, non è così facile. Yasuyuki  Yamada e compagna, vittime del conto truffa da 695 euro per una cena guardano all’Italia “ladrona” con affetto, ma con dignità:  «È una spesa inutile, fatta con le tasse del popolo italiano».

Dignità compromessa e immagine perduta da parte del turismo made in Italy. Beppe Severgnini scrive sul Corriere della Sera : «Noi italiani crediamo di essere aquile e invece siamo spesso delle talpe. Non vediamo al di là del nostro naso».  Per l’editorialista la domanda nasce spontanea: «Le associazioni di categoria o l’Enit hanno cercato di riparare il danno? Confcommercio, Confesercenti? Il Comune di Roma, al di là dell’indignazione di un assessore? Forse mi è sfuggito, ma non mi sembra.»  “Spennaturisti”, così ci chiamano e ci vedono in Asia. Sta ad albergatori, ristoratori e operatori del turismo in Italia cancellare questa definizione. Con un duro lavoro e con un’altra cultura, non con un viaggio-mancia.