Nonna Evelina lascia tutto alla barista. Processo per circonvezione di incapace

Pubblicato il 28 Marzo 2012 0:09 | Ultimo aggiornamento: 28 Marzo 2012 0:19

CREMONA, 27 MAR – Nel giro di tre mesi, la signora Evelina, novantaduenne nubile di Cremona, ha fatto tre testamenti. L'ultimo, il 14 settembre del 2006, l'ha fatto seduta al tavolino del bar che frequentava in citta'.

Beneficiaria e' Orsolina, la titolare del bar che in vita l'ha aiutata e curata. Cinque righe in tutto: Io sottoscritta, in pieno delle mie facolta' mentali davanti a due testimoni lascio erede universale Orsolina… la quale ha avuto cura di me. Quando Evelina e' morta e i testamenti sono stati pubblicati, da Milano e' arrivato Piero, uno dei nipoti dell'anziana.

''Sono l'unico nipote con cui mia zia aveva rapporti'', dice lui che era stato nominato erede con testamento fatto nel 1982. Piero si e' costituito parte civile attraverso l'avvocato Roberto Guareschi nel processo che oggi il giudice Pierpaolo Beluzzi ha aperto nei confronti della titolare del bar. Due le accuse con le aggravanti: c'e' la circonvenzione di incapace perche', approfittando dello stato di bisogno ed abusando dell'infermita' psichica in cui si trovava l'anziana di 86 anni, affetta da 'demenza di tipo misto', Orsolina avrebbe indotto Evelina a nominarla unica erede di tutto il suo patrimonio con tre schede testamentarie redatte il 14 giugno, il 10 agosto e il 14 settembre del 2006, con conseguente pregiudizio del nipote Piero, che zia Evelina nomino' erede con atto testamentario del 2 giugno del 1982.

E c'e' l'appropriazione indebita. Orsolina si sarebbe appropriata di alcuni beni che facevano parte dell'asse ereditario – mobili, suppellettili, biancheria e gioielli – sottratti dall'abitazione di Evelina, a Polengo, frazione di Casalbuttano.