Norcia, Emanuele Tiberi ucciso da un pugno per gioco. Arrestato l’amico Cristian Salvatori

di redazione Blitz
Pubblicato il 4 dicembre 2018 14:23 | Ultimo aggiornamento: 5 dicembre 2018 8:25
Norcia, Emanuele Tiberi ucciso da un pugno per "gioco". Arrestato l'amico Cristian Salvatori

Norcia, Emanuele Tiberi ucciso da un pugno per “gioco”. Arrestato l’amico Cristian Salvatori (Foto Facebook)

NORCIA – Sarebbe stata una sorta di sfida, un “gioco” a chi colpiva più forte ad uccidere Emanuele Tiberi la notte del 29 luglio scorso all’esterno della Vineria di Norcia. Secondo l’accusa, riportata da vari organi di stampa tra cui il Corriere della Sera e il Messaggero, Tiberi sarebbe stato colpito da Cristian Salvatori, 33 anni, con un unico pugno al volto che lo fece crollare a terra, uccidendolo.

A provarlo, secondo quanto riferisce il quotidiano online La Nazione, sarebbero non solo le testimonianze degli avventori del locale che incitavano i due a colpirsi, ma anche una consulenza tecnica fatta eseguire dal pm Vincenzo Ferrigno in cui sono state estrapolate dai telefonini dei presenti alcune sequenze di un omicidio preterintenzionale in ‘diretta’, circolate nelle chat di amici e conoscenti con la dettagliata ricostruzione dei fatti.

Dai racconti in chat e dai frame dei video citati dai quotidiani verrebbe fuori che Tiberi e Salvatori si stavano sfidando. Il primo avrebbe dato uno schiaffo con il dorso della mano al contendente; l’altro avrebbe risposto con un pugno che mandò a terra il trentenne, facendogli sbattere violentemente il capo.

Adesso, a sei mesi dalla tragedia di Norcia, è il tribunale del Riesame di Perugia a dover decidere sull’appello proposto dai difensori dell’indagato contro il rigetto della richiesta di scarcerazione.

Nelle settimane scorse la difesa aveva sollecitato al gip la revoca della misura cautelare o, in alternativa, di concedere a Salvatori i domiciliari a fronte della volontà del giovane di sottoporsi a un percorso di recupero. Istanza alla quale aveva dato parere favorevole lo stesso magistrato inquirente.

“La richiesta di revoca non può ritenersi meritevole di accoglimento, atteso che il grave quadro indiziario emerso a carico del prevenuto e le esigenze cautelari evidenziate nell’ordinanza applicativa della misura in corso di esecuzione, appaiono tutt’ora esistenti”, anche “in considerazione della personalità aggressiva e violenta dimostrata dall’indagato, il quale potrebbe, in un ambiente comunitario, reiterare condotte violente analoghe a quelle già perpetrate… “.

Valutazione ritenuta errata dalla difesa, che ha sottolineato la circostanza del ‘gioco’, seppur maledetto, e la condotta successiva alla tragedia dell’indagato. La circostanza della sfida/gioco cancellerebbe, secondo la difesa, la valutazione di un ragazzo con impulsi aggressivi e incontrollabili.