Nozze gay: la Chiesa contro Chiamparino

Ida Artiaco*
Pubblicato il 2 Marzo 2010 10:46 | Ultimo aggiornamento: 2 Marzo 2010 10:47

La Diocesi di Torino non ha gradito la partecipazione del sindaco Sergio Chiamparino alla celebrazione simbolica del matrimonio tra due donne, svoltasi nel capoluogo piemontese lo scorso gennaio, intervenendo con un comunicato dell’Ufficio Pastorale per la famiglia.

Sergio Chiamparino alle nozze di Debora e Antonella

La chiesa torinese ritiene che “la partecipazione di un’autorità civile a una celebrazione di nozze gay non può non correre il pericolo di creare una confusione deleteria nel mondo contemporaneo, già così frammentato”. I sacerdoti, pur non ignorando il fenomeno di pluralizzazione dei significati di famiglia, cui si assiste oggi,  e la realtà delle persone omosessuali che si battono per una parità di diritti come cittadini”, hanno sottolineato che la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna “è realtà naturale alla base della società civile e del futuro stesso dell’umanità”. La famiglia tradizionale costituisce il “nesso fondamentale tra individuo umano e società, e anche la Costituzione italiana lo ribadisce all’articolo ventinove”.

Debora Galbiati Ventrella e Antonella D’Annibale avevano chiesto al primo cittadino un aiuto per “istituzionalizzare” la loro unione, che durava ormai da nove anni. Ma poiché la legge italiana non lo consente, Chiamparino aveva voluto simbolicamente sancire questa unione, tenutasi in un locale nel parco del Valentino, facendo da testimone, insieme ad altre quattro persone.

“Ho voluto esserci perché è giusto che un sindaco sia presente là dove ci sono la gioia e la sofferenza. Spero che il mio gesto serva a spingere il Parlamento a superare con una legge queste discriminazioni”, ha dichiarato il sindaco senza la sua fascia tricolore.

*Scuola di Giornalismo Luiss