Nudi d’arte velati per non offendere i musulmani: “braghettoni” a Cairo Montenotte (Savona)

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 aprile 2018 11:27 | Ultimo aggiornamento: 16 aprile 2018 11:50
Nudi d'arte velati per non offendere i musulmani: "braghettoni" a Cairo Montenotte (Savona)

Nudi d’arte velati per non offendere i musulmani: “braghettoni” a Cairo Montenotte (Savona)

ROMA – E’ un caso il drappo rosso steso a coprire la nudità di una statua di marmo, un’opera d’arte, per non offendere la sensibilità di ospiti musulmani.

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E’ accaduto di nuovo, stavolta senza il clamore mediatico in occasione della visita ai musei Capitolini a Roma del presidente iraniano Rouhani. 

Un drappo rosso a coprire una statua raffigurante il politico e militare tebano Epaminonda in un teatro di Cairo Montenotte, località del savonese, in occasione di un convegno sul dialogo interreligioso organizzato dalla confederazione islamica italiana insieme alla federazione islamica ligure e immediate sono scattate le polemiche.

Ne dà notizia il Secolo XIX spiegando che il drappo è stato posto sabato dalle due associazioni musulmane. “Hanno coperto Epamindonda”, ha scritto sui social Mario Capelli Steccolini che ha restaurato l’opera. “Sia chiaro Epamindonda è stato coperto dai musulmani per esigenze cerimoniali”, ha spiegato riferendo di avere anche provveduto personalmente a spostare un quadro “su richiesta” degli organizzatori musulmani che raffigurava una donna con la schiena scoperta. “Nessuna censura”, ha replicato Chams Eddine Lahcen, presidente della comunità musulmana valbormidese e della federazione islamica della Liguria.

“Ho coperto io la statua ma soltanto per esigenze cerimoniali e per poche ore. Stonava con l’ambientazione marocchina. Il nostro Islam è moderato questa polemica ci ferisce. Abbiamo organizzato un dialogo interreligioso per avvicinare tutti. Non ci permettiamo di coprire statue per motivi culturali”, ha sottolineato negando di avere chiesto lo spostamento del quadro. Minimizza il sindaco di Cairo Montenotte Paolo Lambertini che parla di “malinteso”. “La comunità islamica ha affittato una sala per un evento volto a favorire l’integrazione”, ha osservato.

Sulla Stampa le due posizioni a confronto non risolvono il piccolo giallo.

«Non voglio creare un caso, anche se come artista mi sono sentito abbastanza mortificato. È stata una mia preoccupazione chiedere alla delegazione del quadro, e mi è stato detto, con gentilezza, ma fermezza, di sostituirlo. Per la statua di Epaminonda sento parlare di esigenze cerimoniali, e posso anche crederci, ma le perplessità rimangono» […]

Diversa, però, la ricostruzione di Lahcen Chamseddine, presidente Federazione Islamica Liguria: «Il quadro non l’avevamo nemmeno visto, ed è stato l’artista che si è fatto avanti per toglierlo. Abbiamo poi posato il drappo sulla statua, visto che la mostra sarebbe stata aperta il giorno dopo, semplicemente perché lì avevamo ricostruito la rappresentazione dell’antica cerimonia del tè e ci serviva uno sfondo a simboleggiare le dune del deserto per le fotografie». (Mauro Camoirano, La Stampa)