Oasi di Troina, operatore arrestato. Accusa: durante lockdown violentò e mise incinta disabile

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Ottobre 2020 8:32 | Ultimo aggiornamento: 8 Ottobre 2020 8:32
Oasi di Troina, operatore sanitario violentò disabile in struttura: è il padre del bimbo che lei aspetta

Troina, operatore sanitario violentò disabile in struttura: è il padre del bimbo che lei aspetta (Foto d’archivio Ansa)

Una disabile (positiva al Coronavirus) violentata durante il lockdown. Per questo è stato arrestato oggi un operatore sanitario della struttura nella quale era ricoverata.

Arrestato l’uomo che avrebbe violentato durante il lockdown e messo incinta una ragazza disabile ricoverata all’Oasi di Troina mentre questa era positiva. La Squadra Mobile di Enna ha fermato come indiziato di delitto un operatore sanitario della struttura. L’accusa per l’uomo, di 39 anni, è di violenza sessuale aggravata dall’aver commesso il fatto ai danni di una donna disabile e nel momento in cui la stessa era a lui affidata.

La violenza sulla disabile durante il lockdown

La violenza sarebbe avvenuta durante il lockdown, mentre l’Oasi di Troina era zona rossa. Il fermo è stato disposto dai sostituti Procuratori di Enna, Stefania Leonte e Orazio Longo, al termine del lungo interrogatorio in cui l’operatore, scrive l’Ansa, avrebbe confessato. A denunciare i fatti alla Squadra Mobile lo scorso 11 settembre sarebbe stato l’avvocato della famiglia della vittima. La donna soffre di gravissime patologie connesse ad una rara malattia genetica.

Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe violentato la ragazza mentre era positiva al Covid durante la sua permanenza nella struttura. Ora la ragazza aspetterebbe anche un bambino.

L’Oasi di Troina, un centro all’avanguardia

L’Oasi Maria Santissima di Troina è un Centro specializzato nella riabilitazione di deficit psichici di pazienti, anche giovanissimi, affetti da autismo o da anziani con patologie legate alla involuzione senile. L’istituto, considerato all’avanguardia nell’assistenza ai disabili, vide la luce nel 1953 grazie a padre Luigi Ferlauto.

L’Oasi diventa zona rossa

Lo scorso aprile, in pieno lockdown, la struttura registrò 162 positivi al Covid. Si trattava di infermieri, ricoverati ed operatori: per questo fu dichiarata zona rossa. Anche in quel caso intervenne la magistratura che aprì un’indagine, ipotizzando i reati di omicidio colposo ed epidemia colposa.

Per fronteggiare il focolaio la Regione aveva inviato all’Oasi un commissario per l’emergenza ed erano arrivati infermieri e medici dell’Esercito e della Marina.

Operatore incastrato dal Dna

E’ stato l’esame del Dna a inchiodare l’operatore sanitario. I genitori hanno confermato alla squadra mobile che sarebbe stato il personale della struttura ad informarli della gravidanza della figlia. Quando ormai era giunta alla 25esima settimana di gestazione.

All’Oasi, infatti, nessuno si sarebbe accorto della gravidanza. Tutti ritenevano che l’aumento di peso della ragazza dipendesse dal fatto che, durante il lockdown, ai degenti era permesso di mangiare di più. Oppure che l’aumento di peso dipendesse dai farmaci. 

Quando invece gli investigatori hanno convocato l’uomo, questi è subito apparso particolarmente nervoso e confuso. E’ emerso che sarebbe stato autorizzato ad accedere all’Oasi, in quel periodo, per carenza di personale come operatore socio sanitario. Proprio nel reparto dove erano tutti i ricoverati risultati positivi al Covid.

Durante una delle tante notti prestate in struttura, approfittando dell’assenza temporanea dell’infermiere, l’operatore avrebbe violentato la giovane che conosceva da anni. La confessione al termine di un lungo interrogatorio, mentre continuano le indagini per chiarire ogni ulteriore aspetto della vicenda e valutare eventuali responsabilità.

L’inizio dell’inchiesta

L’inchiesta sarebbe partita da una segnalazione che lo stesso istituto avrebbe fatto all’autorità giudiziaria. “Ho già predisposto un’attività ispettiva all’Oasi di Troina per contribuire, in ogni modo, a fare ulteriore chiarezza su quanto emerso nell’indagine coordinata dalla procura di Enna. Le ricostruzioni fornite dagli inquirenti forniscono già un quadro inquietante che merita tutti gli approfondimenti del caso. E’ chiaro che saremo intransigenti come non mai”, ha detto l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza.

Mentre dall’ Oasi di Troina si “esprime massima fiducia nell’operato della magistratura”. “Proprio nel rispetto del lavoro degli inquirenti e soprattutto della privacy della persona assistita e della sua famiglia, l’Oasi ha mantenuto e manterrà il più stretto riserbo sulla vicenda – dice una nota – Qualora dall’inchiesta dovessero emergere responsabilità dirette, ovvero un coinvolgimento da parte di personale interno, l’Istituto adotterà tutti i provvedimenti del caso. L’Istituto ad ogni modo si costituirà parte civile perché parte lesa in questa triste e dolorosa vicenda che ha sorpreso e sconvolto la dirigenza e il personale tutto, che svolge con responsabilità il proprio lavoro”.

“Attendiamo con serenità – continua la nota dell’Oasi – l’esito dell’inchiesta e in questi giorni abbiamo dato massima disponibilità alla magistratura fornendo loro tutte le informazioni utili all’indagine”. (Fonte Ansa)