La lotta di Occupy Scampia: “Non sarà una passerella ma roba vera”

Pubblicato il 1 Febbraio 2012 13:07 | Ultimo aggiornamento: 1 Febbraio 2012 13:09

Le "vele" di Scampia

NAPOLI – Che il coprifuoco imposto dalla camorra ai bar, palestre e officine di Scampia sia reale o no, poco importa agli abitanti del quartiere. Ora la rivolta su Twitter è diventata una sorta di ribellione civile alla malavita che da sempre controlla questo territorio. Occupy Scampia, come Occupy Wall Street. Il movimento sul social network è partito da pochi giorni ma già tenta di darsi una forma: un’occupazione che non sia solo virtuale. “Okay ma occuparla su Twitter non serve. Bisogna andare dint’a Scampia, guagliù”, scrive Salvatore Sanna. “Non penso che sarà un corteo. Quello che si tenterà è roba vera. Niente passerelle”, è il tweet di Orsatti 63.

Tutto ha avuto inizio da un’inchiesta del Mattino di Napoli che ha raccontato degli orari di chiusura anticipata imposti dai clan ai negozianti del quartiere. “L’ordine – spiega Marco Di Caterino – è stato recapitato con un porta a porta. Le donne devono stare in casa. E limitare al massimo le uscite di giorno. Di notte mai”. I politici locali, la polizia, i magistrati, dicono di non sapere nulla del coprifuoco, così come alcuni abitanti del quartiere. Gianni Maddaloni è il padre di Pino, campione olimpico. Tutte le sere a Scampia chiude la sua palestra: “La minoranza criminale, che qui purtoppo esiste, incide sulla vita della maggioranza degli onesti anche per colpa dei media. Non parlate più di coprifuoco. E’ una menzogna”.

Scampia, terra di paradossi. La piazza più grande d’Europa per lo spaccio di droga, qui un baby-pusher viene pagato fino a 500 euro al giorno. Ma è anche la zona con la più alta concentrazione di associazioni per il sociale, la migliore densità di educatori a scuola, in chiesa e nello sport.