Oleg Fedchenko, quando uccidere con un pugno è gratis

di Danilo Meconio
Pubblicato il 4 Settembre 2015 14:38 | Ultimo aggiornamento: 4 Settembre 2015 14:38
Oleg Fedchenko, quando uccidere con un pugno è gratis

Oleg Fedchenko, quando uccidere con un pugno è gratis

MILANO – Ha ucciso a pugni una donna. Senza movente. L’ha uccisa perché semplicemente passava di là. Per questo Oleg Fedchenko, un ex pugile ucraino, non solo è libero. Non solo se ne è potuto tornare a casa in Ucraina dopo un breve passaggio in ospedale psichiatrico. 

C’è un altro intollerabile sfregio fatto alla famiglia della sua vittima, la filippina Emlou Arvesu. La famiglia non vedrà un euro di risarcimento. Tutto perché per i giudici Fedchenko era pazzo. E quindi non responsabile né penalmente e neppure civilmente. Matto, quindi libero di uccidere gratis.

 

Una storia quella di Fedchenko che inizia a Milano nel 2010. L’ex pugile passeggia per Milano. Dà in escandescenze e ci rimette una donna he passava là per caso, Emlou Arvesu, 41 anni. Fedchenko la colpisce con un pugno, uno di quelli che distribuiva sul ring. Basta quel pugno per lasciare in terra senza vita la povera filippina. Viene arrestato e processato. Ma per i giudici non è omicidio volontario perché il pugile non è in possesso delle sue facoltà mentali.

Finisce in un ospedale psichiatrico. Condanna a cinque anni. Ne esce dopo due e mezzo perché “giudicato guarito e non più pericoloso”. E poi? Poi, ai figli della donna, quelli che hanno perso la mamma per un pugno senza motivo, neppure un euro di risarcimento.