Il Fatto. “Olio falso”: a processo distributore di Salvadori, Carapelli, Monini

Pubblicato il 3 giugno 2013 16:35 | Ultimo aggiornamento: 3 giugno 2013 16:35
Olio extravergine

“Olio falso”: a processo distributore di Salvadori, Carapelli, Monini

ROMA – “Olio falso”: a processo distributore di Salvadori, Carapelli, Monini… Quando si legge sulle etichette “olio extravergine di oliva” non è detto che quello che compriamo corrisponda in realtà a quanto c’è scritto: non c’è niente di illegale, i grandi marchi acquistano enormi stock di olio di diversa provenienza che poi assemblano insieme in modo che il prodotto finale assomigli a olio extravergine. Noi consumatori siamo indotti a pensare il contrario ma è una prassi consolidata.

Parrà strano ma “correggere” olio dal sapore “cattivo” con uno di migliore qualità è legale. L’importante è rientrare nei parametri di legge per le varie categorie olearie e, soprattutto, dare al compratore, imbottigliatore o distributore, l’olio desiderato. Il cliente vuole un extravergine o un vergine? Glielo si “fabbrica” su misura. (Il Fatto Quotidiano 3 giugno 2013)

Ma, anche a queste condizioni, è necessario rispettare le regole.“Food for Fraud”, inchiesta di Lorenzo Bodrero, Giulio Rubino, Cecilia Anesi (prodotta da Irpi e finanziata da Journalismfund.eu. Supervisione di Leo Sisti) pubblicata su Fatto Quotidiano, ha rivelato frodi e adulterazioni nella qualità dell’olio distribuito a grandi marchi come Salvadori, Carapelli, Monini ecc… da parte di Francesco Fusi, presidente dell’Azienda Olearia Valpesana di Monteriggioni, a due passi da Siena, 114 milioni di fatturato, leader nell’importazione e commercio all’ingrosso di olio.

“Bisognerà che tu mi mandi (un olio) con una parvenza di extravergine”: questa intercettazione, del 22 febbraio 2012, ha dato il via all’inchiesta della procura di Siena che ha portato all’arresto di Fusi, il quale, nella registrazione, è colto mentre ascolta al telefono un irritato Patrizio Salvadori,  titolare dell’omonimo oleificio fiorentino fondato dalla sua famiglia nel 1900. Salvatori è scocciato della bassa qualità di olio rifornito da Fusi (che risponderà grosso modo “con quello che lo paghi”).

L’inchiesta però scoperchia le pratiche illegali di Fusi, fornitore anche di Carapelli, Monini, De Cecco. E’ venuta fuori, per questo è stato arrestato e infine sarà processato, una contabilità parallela (la polizia tributaria di Siena ha scoperto, sotto un mattone, i registri segreti della Valpesana, la “documentazione extra-contabile”). Dalla quale è stato possibile ricostruire la storia del cattivo olio che finisce nelle bottiglie da 75 cl che compriamo al supermercato.

In quelle carte “parallele” c’è “la prova di un’illecita prassi aziendale diretta a ottenere olio extravergine di oliva (miscelazione di oli comunitari e non) con modalità non previste e in violazione delle norme vigenti”. Insomma, secondo la Procura, si tratterebbe di olio extra vergine “falso”, causa l’alto tenore di perossidi, un parametro che “indica la tendenza dell’olio all’irrancidimento”. E che non è l’unico. L’altro parametro nel top della scala merceologica, è l’acidità, il cui tenore deve essere più basso rispetto a quello dell’olio vergine (Il Fatto Quotidiano 3 giugno 2013).