Omicidio Alberto Falchett, pena ridotta al killer

Pubblicato il 16 Giugno 2011 15:52 | Ultimo aggiornamento: 16 Giugno 2011 15:52

ROMA, 16 GIU – Concessione delle attenuanti prevalenti sulle aggravanti. E' la motivazione tecnica che ha portato i giudici della I Corte d'assise d'appello di Roma, presieduti da Mario Lucio D'Andria, a ridurre a 18 anni di carcere l'iniziale pena inflitta a Iulian Muscocea, il romeno di 29 anni sotto processo per aver ucciso nell'agosto 2008 l'architetto romano Alberto Falchetti, omosessuale di 59 anni.
Il giovane, il 10 settembre dello scorso anno, era stato condannato a 22 anni di carcere dalla III Corte d'assise della capitale, presieduta da Evelina Canale.
Molto scalpore mediatico ci fu all'epoca del ritrovamento del corpo senza vita di Falchetti. Fu lo stesso Muscocea a ricostruire i fatti. Disse che si erano conosciuti in un cinema a luci rosse e che avevano pattuito una prestazione sessuale; in casa dell'architetto avevano anche consumato sostanza stupefacente. L'aver subito attivita' sessuali non rientranti nell'accordo, fece nascere una violenta lite.
Muscocea, secondo quanto accertato, colpi' l'architetto con calci e pugni talmente tanto violenti dal portare l'uomo alla morte. Poi, mise a soqquadro l'appartamento di Falchetti nella convinzione che l'uomo non fosse morto. Porto' via alcuni pc portatili, macchine fotografiche, un braccialetto in oro e soldi in contanti; tutti oggetti poi venduti per 550 euro a una donna moldava.
Muscocea fu bloccato qualche giorno dopo i fatti nella sala d'aspetto della stazione ferroviaria di Civitavecchia. In compagnia di un connazionale avrebbe voluto imbarcarsi su una nave diretta a Barcellona, in Spagna, salvo poi scoprire che quel giorno non sarebbe salpata; di li' la decisione di iniziare il viaggio in treno. A tradire Muscocea fu comunque un'impronta digitale lasciata su una bottiglia di birra trovata nell'appartamento dell'architetto ucciso.