Omicidio Calvi, il pm fa ricorso contro le assoluzioni di Carboni e Calò

Pubblicato il 22 Dicembre 2010 13:31 | Ultimo aggiornamento: 22 Dicembre 2010 14:01

Flavio Carboni

Il pubblico ministero Luca Tescaroli ha proposto ricorso in Cassazione per chiedere l’annullamento della sentenza di secondo grado nel processo per la morte del banchiere Roberto Calvi che assolse il 6 giugno 2007 l’uomo d’affari Flavio Carboni, l’ex cassiere della mafia Pippo Calò, Ernesto Diotallevi, già coinvolto in indagini sulla banda della Magliana. La procura ha chiesto anche il rinvio del processo a un’altra sezione della Corte d’assise d’appello per un nuovo giudizio.

Il ricorso si compone di 130 pagine ed è suddiviso in 19 motivi. Sulla posizione di Carboni, il pm ritiene che ”la sentenza ricostruisce la versione dell’imputato sugli accadimenti coevi all’omicidio Calvi e sulla sua condotta in termini che ne sottolineano la totale inattendibilità e l’assoluta inverosimiglianza. Il giudicante inoltre non tiene conto delle numerose falsità negli interrogatori resi durante le indagini e del fatto che sono emerse insanabili e imbarazzanti contraddizioni e imprecisioni nelle dichiarazioni dibattimentali di Carboni”.

Secondo la procura non solo ”la soppressione del banchiere avrebbe assicurato a Carboni l’impunità per i delitti di bancarotta del Banco Ambrosiano e di riciclaggio in cui è risultato coinvolto” ma anche ”i diversi moventi alternativi ipotizzabili non hanno ancoraggi probatori; si tratta di ipotesi non certo contrastanti con il movente riconducibile a Carboni”. Il banchiere Roberto Calvi, trovato impiccato il 18 giugno 1982 sotto il ponte di Blackfriars a Londra.

Tra questi tre nomi, quello di Flavio Carboni è riemerso più di recente nelle cronache nazionali per la vicenda della cosiddetta Loggia P3. Attualmente è indagato per la vicenda degli appalti legati all’eolico in Sardegna, appalti concessi a una presunta loggia che vantava agganci nelle alte sfere della politica italiana.

L’uomo, 78 anni, di Sassari inizia il suo successo economico negli anni ’70 con una serie di società immobiliari e finanziarie. Succcessivamente Carboni inizia a muoversi nel mondo dell’ editoria, diventando proprietario del 35% del pacchetto azionario della Nuova Sardegna ed editore di Tuttoquotidiano, per il fallimento del quale è poi stato condannato in primo grado e assolto in appello per vizio di forma. È stato accusato dell’omicidio di Roberto Calvi, imputazione da cui è stato poi assolto per insufficienza di prove: il pm aveva chiesto la condanna di Carboni all’ergastolo; è stato anche assolto dall’accusa di essere stato il mandante del tentativo di omicidio di Roberto Rosone, vice di Calvi all’ Ambrosiano; dall’accusa di falso e truffa ai danni del Banco di Napoli; dall’accusa di ricettazione della borsa di Calvi, che avrebbe contenuto il pc del banchiere, documenti, soldi e le chiavi di alcune cassette di sicurezza.

Il suo primo arresto avviene in Svizzera, nell’estate del 1982. L’unica condanna definitiva nei confronti di Carboni è emessa nel 1998: 8 anni e 6 mesi di reclusione per il concorso nel fallimento del Banco Ambrosiano. Al periodo di detenzione previsto, già ridotto in applicazione delle amnistie del 1986 e del 1989, viene detratta la carcerazione preventiva: nessun ordine di esecuzione della pena viene emesso a suo carico. Nel giugno dello stesso anno Carboni viene nuovamente arrestato per un caso di bancarotta fraudolenta riguardante una società immobiliare di Porto Rotondo. Nel maggio 2010, all’indomani della sua assoluzione per il delitto Calvi, viene indagato per concorso in corruzione nell’ambito di un’inchiesta sugli appalti per l’eolico in Sardegna.