Omicidio Luca Varani: Manuel Foffo, confermati in Appello i 30 anni di condanna

di redazione Blitz
Pubblicato il 10 luglio 2018 16:21 | Ultimo aggiornamento: 10 luglio 2018 16:21
Omicidio Luca Varani

Nella foto Lua Varani (Ansa)

ROMA – Confermata la condanna a 30 anni di reclusione per Manuel Foffo, sotto processo per l’omicidio di Luca Varani, il giovane romano massacrato nel marzo 2016 [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play]  nel corso di un festino a

L’accusa per Foffo è di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà. Della morte di Varani era accusato anche Marco Prato che si è suicidato in carcere il giorno prima dell’inizio del processo.

Varani fu ucciso con 30 tra coltellate e martellate nel corso di un festino: Foffo e Prato scelsero la vittima, secondo l’accusa, con l’intento ‘di uccidere’.

A maggio, i periti nominati dalla Corte d’Appello di Roma, avevano stabilito che Foffo soffre di un disturbo della personalità “di gravità moderata” che, nel momento del fatto, lo rendeva capace di intendere e di volere.

Nell’udienza, i professori Antonio Oliva, Stefano Ferracuti e Marco Molinari avevano illustrato le conclusioni del loro lavoro. “Foffo ha capacità cognitive e comportamentali che rientrano nella norma”, avevano spiegato davanti ai giudici della Corte d’Assise d’Appello.

Dalla perizia  era emerso anche il rapporto che legava l’imputato a Prato, che si è tolto la vita nel carcere di Velletri il giorno prima dell’avvio del processo, il 20 giugno dell’anno scorso. Nel corso dei colloqui con i periti Foffo ha ammesso di essersi sentito “manipolato dall’amico” del quale subiva il “carisma, la maggiore intelligenza, cultura e differenza di censo”. Foffo percepiva di essere “ricattato” da Prato al punto che “la sua volontà è stata piegata” da quella del pr.

 I periti hanno, infine, avevano ricordato come in passato Foffo sia stato seguito da psicologi, per episodi depressivi forse legati al “rapporto tormentato e difficile con il padre e in generale nelle relazioni familiari”. Ed oggi la sentenza di secondo grado che ha sostanzialmente confermato quanto stabilito dai due periti.