Omicidio Sandri/ L’agente Spaccarotella: “Volevo fare il mio dovere”. Intervista a “Visto”

Pubblicato il 15 Luglio 2009 12:00 | Ultimo aggiornamento: 15 Luglio 2009 12:13

«Sono un cretino, non un Rambo. Sono solo una persona che ha creduto di fare il suo dovere. Non ho mai preso la mira, lo ripeterò sempre. Non sono un pazzo che rischia di colpire un’auto di passaggio: c’era un’autostrada di mezzo». È uno dei passaggi dell’intervista esclusiva al settimanale “Visto”, della Rcs Periodici, concessa dall’agente Luigi Spaccarotella, condannato a sei anni di reclusione per omicidio colposo del tifoso della Lazio Gabriele Sandri.
L’intervista sarà in edicola su “Visto” da giovedì 16 luglio.

Nonostante la condanna molto inferiore alla richiesta del Pm, Spaccarotella resta polemico con il sistema dell’informazione che, a suo dire, lo ha condannato senza appello.

«Non c’è giustizia in questo Paese. Sono i prepotenti, i forti, quelli che sanno parlare bene, sanno raccontarti e rigirarti, ad avere la meglio. Non gli ignoranti morti di fame come me. Le persone oneste che hanno rispettato le leggi non valgono niente.
Antipatica la mia voce, il mio accento meridionale e anche il mio cognome, Spaccarotella. Tutti hanno visto in me l’uomo forte che “spacca”, che uccide. Invece io sono un padre, un marito e un figlio».

Spaccarotella ringrazia tutti coloro che gli sono stati vicini, in particolare i colleghi poliziotti, «perché hanno riconosciuto che quanto accaduto a me poteva accadere anche a loro. Se ammazzano volontariamente un poliziotto, questo resta un eroe anonimo. Quando un agente sbaglia, o un colpo parte per errore, allora è un killer. Quel giorno dall’altra parte dell’autostrada avrebbero potuto uccidere, sequestrare, rapinare, ma io non dovevo fare nulla. Oggi lo so».