Operaia Fiat cassaintegrata da 6 anni si uccide con coltellate all’addome

Pubblicato il 25 Maggio 2014 14:51 | Ultimo aggiornamento: 25 Maggio 2014 14:51
Protesta di operai Fiat

Protesta di operai Fiat

ACERRA (NAPOLI) – ”Non si può continuare a vivere per anni sul ciglio del burrone dei licenziamenti”. E’ quanto scriveva due anni fa, sul sito del Comitato mogli operai Pomigliano D’Arco, parlando dei ‘Suicidi in Fiat’, Maria B., la 47enne cassintegrata del reparto logistico del Lingotto a Nola, il cui cadavere è stato trovato sabato sera nella sua abitazione ad Acerra, ad alcuni giorni di distanza dalla morte.

La donna, il 2 agosto 2011, dopo che un operaio dello stabilimento Fiat di Pomigliano D’Arco aveva tentato di togliersi la vita ferendosi più volte con un’arma da taglio, aveva scritto una sorta di articolo dal titolo ”Suicidi in Fiat”, pubblicato un anno più tardi sul sito del Comitato mogli operai Pomigliano, del quale la 47enne faceva parte.

Maria B. è morta per le forti emorragie interne provocate da alcuni fendenti all’addome con un coltello da cucina che si sarebbe inferta da sola, almeno stando ai primi accertamenti del medico legale, ed alle ipotesi degli inquirenti che hanno trovato la porta chiusa dall’interno con la chiave della stessa donna. A dare certezza alle ipotesi sarà ora l’autopsia disposta dal magistrato di turno. Secondo quanto si è appreso Maria B.si è distesa sul letto e dopo essersi orribilmente ferita ha cercato di raggiungere il telefono, senza però riuscire ad afferrarlo per le forti emorragie interne che l’hanno soffocata.

”L’intero quadro politico-istituzionale – scriveva la donna – che da sinistra a destra ha coperto le insane politiche della Fiat, è corresponsabile di questi morti insieme alle centrali confederali”. Nello scritto, la donna accusa Fiat e Marchionne di ”fare profitti letteralmente sulla pelle dei lavoratori che sono costretti ormai da anni alla miseria di una cassa integrazione senza fine ed a un futuro di disoccupazione”.

”Il tentato suicidio di oggi di Carmine P. – aggiungeva Maria – cui auguriamo di tutto cuore di farcela, il suicidio di Agostino Bova (ex operaio di Termini Imerese) dei giorni scorsi, che dopo aver avuto la lettera di licenziamento dalla Fiat per futili motivi è impazzito dalla disperazione ammazzando la moglie e tentando di ammazzare la figlia prima di togliersi la vita, sono solo la punta iceberg della barbarie industriale e sociale in cui la Fiat sta precipitando i lavoratori. Anche per questo la lotta dei lavoratori Fiat contro il piano Marchionne ed a tutela dei diritti e dell’occupazione – concludeva – rappresenta un forte presidio di tenuta democratica per l’intera società.”

La donna, dalla separazione dal marito, avvenuta qualche anno fa, viveva da sola in un appartamento nel Rione Spiniello di Acerra. Era da circa sei anni in cassa integrazione, che le sarebbe scaduta il 13 luglio prossimo, e secondo quanto riferito da amici e colleghi, soffriva di crisi depressive.