Oscar Farinetti non può parlare, Digos teme disordini

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 novembre 2014 12:31 | Ultimo aggiornamento: 5 novembre 2014 12:33
Oscar Farinetti non può parlare, Digos teme disordini

Oscar Farinetti (Foto Lapresse)

TORINO – Oscar Farinetti non può parlare. Anche solo una conferenza del fondatore di Eataly è a rischio disordini, secondo la Digos, che ha costretto ad annullarla. L’ideatore di slow food avrebbe dovuto partecipare ad una serata a Palazzo Ducale a Genova, ospite della Fondazione Edoardo Garrone. Ma non potrà farlo. “La causa? La mia amicizia con il presidente del Consiglio, Matteo Renzi”.

A dirlo è lo stesso Farinetti, intervistato da Michele Brambilla della Stampa.

“Tre o quattro persone hanno volantinato davanti a Eataly a Genova e da lì dev’essere partito un allarme. Fatto sta che dalla Fondazione Garrone mi hanno telefonato dicendo che non se la sentivano più. Avevano paura di disordini. Io non avevo paura. Ma la polizia temeva per la mia incolumità e per quella del pubblico”.

Il fondatore di Eataly racconta di essere come in bilico tra due estremismi:

“Alcuni imprenditori miei amici mi considerano un comunista, eppure c’è gente che mi dà dello sfruttatore”.

Lui si definisce “renzista” e non “renziano”:

“Non sono un suo sodale politico, sono uno che approva quel suo modo di affrontare i problemi e di cercare di risolverli rapidamente. Anche la sua imprecisione mi piace. Renzi non fa cose perfette, ma almeno comincia a fare. Aspettando la perfezione, per troppo tempo non si è fatto nulla”.

Farinetti si difende da quanto trapelato nei mesi scorsi sulle condizioni di lavoro nei negozi Eataly:

“A protestare contro le condizioni di lavoro nelle mie aziende non sono i miei dipendenti, e neppure i sindacati. Non ne avrebbero motivo: l’83 per cento dei dipendenti nei punti vendita storici di Eataly è a tempo indeterminato. In quelli nuovi la percentuale è del 50 per cento, ma solo perché i nuovi assunti devono imparare il mestiere: nel giro di pochi mesi, adeguiamo i contratti. Guardi, un 5-6 per cento di dipendenti incazzati ci sarà anche, ma è fisiologico in ogni azienda. (…) Ad attaccarmi non sono i miei dipendenti, e neppure Cgil Cisl e Uil, ma qualche Cobas, qualche isolato. Il problema è che poi certe leggende metropolitane vengono rilanciate dai social forum e il clima si avvelena”.