Ospedali religiosi in rivolta contro tagli: solo urgenze, il resto si paga tutto

Pubblicato il 30 Novembre 2012 9:41 | Ultimo aggiornamento: 30 Novembre 2012 11:26
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Nove ospedali religiosi a Roma “chiudono”: solo urgenze e no convenzionati

ROMA – Ospedali religiosi di Roma: dai primi di dicembre serrata per protesta contro i tagli della spending review. Nove nosocomi garantiranno solo pronto soccorso e rianimazione, cure oncologiche e interventi di chirurgia vascolare e la maternità, cioè le prestazioni non rinviabili: tutto il resto sarà a pagamento o rinviato sine die al prossimo anno. Fatebenefratelli e Israelitico (Isola Tiberina entrambi), Idi, Madre Giuseppina Vannini, Cristo Re, San Pietro, San Carlo di Nancy, Regina Apostolorum, Santa Lucia hanno annunciato la clamorosa contestazione ieri, ma anche Policlinico Gemelli e Campus Biomedico versano in condizioni disastrose, in attesa di crediti da centinaia di milioni e la difficoltà a pagare gli stipendi ai dipendenti.

I lavoratori dell’Idi è 4 mesi che non prendono la busta paga. E la scure del Commissario Straordinario Enrico Bondi si abbatterà anche sugli ospedali pubblici: oggi, 30 novembre, direttori generali di Asl e Ospedali sono stati convocati al ministero dell’Economia. Non è immaginabile che anche nel pubblico si assista all’inaudito del rifiuto delle cure, anche in considerazioni del fatto che molti dei malati “abbandonati” dagli ospedali religiosi si rivolgeranno alle strutture pubbliche.

Michele Bellomo, presidente dell’Aris (ospedali religiosi) spiega cosa hanno in mente: “Ci hanno tagliato il 7% dei budget del 2012 con decorrenza retroattiva. Dai primi di dicembre blocchiamo le prestazioni ambulatoriali, come ecografie, lastre e visite specialistiche che diventeranno a pagamento”. Quindi, per ricapitolare, l’assistenza è sospesa per ambulatori, day hospital, niente visite specialistiche, ecografie, tac e risonanze (salvo casi urgenti), operazioni per le protesi all’anca ecc…Da l 1998 ad oggi le tariffe in questi ospedali sono diminuite del ‘22%, mentre nello stesso periodo i costi sono aumentati del 29%. Quasi tre mila sono i posti letto mentre 8850 sono i dipendenti delle 9 strutture in stato di agitazione.