Ostia, la paura fa novanta: nessuna vittima si presenta al processo Spada

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 giugno 2018 10:23 | Ultimo aggiornamento: 7 giugno 2018 10:23
Ostia, la paura fa novanta: nessuna vittima si presenta al processo Spada

Ostia, la paura fa novanta: nessuna vittima si presenta al processo Spada

ROMA – Le vittime delle vessazioni hanno disertato l’aula bunker di Rebibbia. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Hanno deciso, e la sola spiegazione plausibile è la paura, di non volersi costituire parti offese nel primo maxiprocesso a carico di appartenenti al clan Spada, il sodalizio criminale che secondo i pm della Procura di Roma detta legge nella zona di Ostia.

Un segnale che arriva proprio nella prima udienza davanti alla III corte d’Assise chiamata giudicare 24 persone accusate, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidio, usura e estorsione.

Per i pm la decisione di non essere in aula da parte di chi ha subito per anni violenze e minacce conferma che nella zona del litorale romano “permangono gravi problemi di sicurezza legati a un contesto criminale mai placato”. Una sorta di clima di “intimidazione” che ha portato i rappresentati dell’accusa a dire “no” alla richiesta delle difese di trasferire gli imputati in carceri di Roma e Lazio.

“Si rende indispensabile – hanno spiegato i pm Mario Palazzi e Ilaria Calò – il regime di alta sorveglianza cui sono sottoposti la maggior parte dei 24 finiti a processo”. Tra gli imputati i presunti capi clan a partire da Carmine e Roberto Spada, quest’ultimo già sotto processo per l’aggressione al giornalista Rai Daniele Piervincenzi avvenuta ad Ostia il 7 novembre scorso. I due sono accusati anche di essere i mandanti del duplice omicidio Galleoni-Antonini del 2011. Un evento che per i pm segna il tramonto del potere criminale dei Baficchio e l’ “ascesa del clan Spada” a Ostia.

I giudici hanno ammesso come parti civili il Comune di Roma e la Regione Lazio oltre che le associazioni Antonino Caponnetto, Libera e Ambulatorio Antiusura onlus. Il maxiprocesso è il risultato di una attività di indagine durata anni e culminata con il blitz del 25 gennaio scorso che portò all’arresto di 32 persone. Per i pm, che hanno chiesto ed ottenuto il giudizio immediato, siamo in presenza di un gruppo mafioso che ha messo in atto una vera e propria aggressione al territorio. “Una associazione a delinquere – scriveva il gip nell’ordinanza di arresto – che ha provocato un profondo degrado” nella zona di Ostia “consentendo il dilagare di reati gravissimi e lesivi dei beni primari”. Una mafiosità che poggia la “sua potenza sull’organizzazione a base familistica e sulla ripartizione delle competenze”.

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