Inchiesta P4: i nomi, gli affari e i rapporti

Pubblicato il 28 Giugno 2011 13:28 | Ultimo aggiornamento: 28 Giugno 2011 13:35

ROMA – Dal telefono di Luigi Bisignani, coinvolto nell’inchiesta sulla cosiddetta P4, sono passati uomini potenti e grandi affari, a quanto sembra almeno raccontati. Vittorio Malagutti per il Fatto quotidiano stila l’elenco dei contatti che avrebbero rappresentato una fitta trama di legami tra l’uomo d’affari Bisignani e il mondo dell’economia.

Nella lista stilata dal giornale c’è Enrico Tomaso Cucchiani, il rappresentante per l’Italia di Allianz nel Cda di Unicredit: sarebbe stato lui la fonte di Bisignani nel giro di notizie top secret nei giorni caldi prima dell’addio di Alessandro Profumo dalla poltrona di amministratore delegato.

Stando a quanto scrive Malagutti, Profuno, non sarebbe stato molto gradito a Bisignani così avrebbe fatto parte della squadra pronta a mettere il manager alla porta.

Poi si legge il nome di Francesco Micheli, finanziere ex azionista di Fastweb e socio dell’Italgo, la ditta che si è aggiudicata gli appalti per la sicurezza di Palazzo Chigi.

“Quello che sorprende però è la storia di Italgo, che si chiamava Delta e alla fine del 2004 viene venduta da Galbusera alla società di telecomunicazioni Wind del gruppo Enel allora guidato da Scaroni, grande amico di Bisignani”, scrive Malagutti.

Spicca anche il nome di Cesare Geronzi, ex banchiere di Generali, che non compare mai direttamente nelle carte con le intercettazioni sulla P4, ma di lui si parla in alcune telefonate con riferimento all'”imperatore”.

“Fortissimo è poi il legame con il numero uno dell’Eni, Paolo Scaroni, così come quello con il presidente della Popolare di Milano, Massimo Ponzellini. E tra i banchieri d’affari emerge il ruolo di Alessandro Daffina, capo della Rothschild in Italia. Reati? Per il momento non se ne vedono, almeno per quanto riguarda le intercettazioni tra questi manager”, scrive Malagutti.

Infine c’è anche il nome di Salvatore Ligresti, amico di Micheli. Fra i due, l’anno scorso ci sarebbe stata qualche tensione e, scrive il Fatto, “i lamenta proprio con l’uomo d’affari romano il quale si sarebbe offerto di mettere una buona parola per ricucire il rapporto. Questa almeno è la versione che Micheli racconta ai magistrati nella sua deposizione. Una versione che appare piuttosto sorprendente se si considera che il finanziere era intimo da anni di Ligresti e sembra difficile che i rapporti si fossero deteriorati a tal punto di dover chiedere l’intervento di Bisignani2.